"Perchè tanto odio?"

Non mi dilungo, avendolo già fatto più volte, sulle attitudini della zitella e sulla sua spiccata sensibilità acustica.
Stamattina Lord Bret arriva una mezz'oretta dopo di me e attacca con solito il rituale.
Odio i rituali e perdipiù lui ha la dignità di un caso esemplare da tesi di laurea sulle psicopatologie.Solita solfa, già descritta, e terminato il boot del computer parte a dattiloscrivere con cattiveria e determinazione.
Ha un modo personalissimo, sorprendente vista la generale inerzia di tutte le sue propaggini (almeno di quelle visibili), per premere il tasto.
Il dito, che per similarità topologica a me ricorda proprio l'attributo maschile, se non altro perchè verso la falange aumenta il diametro, è grossolano,  poco mobile, e viene tirato all'indietro come il percussore di una pistola a tamburo prima discendere con violenza sul tasto e colpirlo anzichè spingerlo.
E il rumore è un PLOC (senza la k...) sordo, che riesce solo a lui.
La postura ricorda quella del dattilografo ma sfortunatamente per lui non nell'abilità.
Non scrive a dieci dita.
Massimo quattro o cinque.
E meno male.
Altrimenti sarebbero dieci i percussori che si sfogano con cattiveria sull'obbiettivo e producono la curiosa gragnola di PLOC.
Curiosa perchè la persona non è affatto loquace e pare sorprendente l'ininterrotto flusso di caratteri che durante queste sessioni è in grado di generare.
Cancellasse in continuazione, picchiettando sempre lo stesso tasto, me ne accorgerei.
Pare proprio stia scrivendo testi di senso compiuto.
Forse si dà solo importanza.
Forse ha un blog in cui mi ridicolizza.
Boh.
Fatto sta che, non appena iniziato, mi piazzo le cuffie alzando al massimo il primo mp3 che trovo nel computer.
Purtroppo per me,si tratta di un brano eseguito un quartetto d'archi (dalla colonna sonora d'un film) che è troppo delicato per coprire il ploc cloc ploc nonostante il volume elevato.
Sale in me la voglia di tirare alla cieca un cubetto di porfido al di là della piccola parete divisoria.Però dopo una decina di minuti il ploc si trasforma in qualcos'altro di inedito.
Un glissato.
Poi un altro.
E che è?  Abbiamo un organista jazz e non lo sapevamo?    E la scrivania vibra, in modo aritmico e fastidioso.
Allora mi sporgo leggermente e lo guardo.
Ha le cuffie pure lui.
E mima un'esecuzione sulla tastiera come fosse quella musicale alterando la mimica facciale come in un urlo da cantante metal in concerto, con gli occhi chiusi e scuotendosi alla maniera di Ray Charles.
Siamo in tre in tutto, a quest'ora.
Due lo guardano e si [...]

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