Perché si chiamano tabelline?

Studenti di tutte le generazioni hanno incontrato sul loro cammino le amate/odiate tabelline: amate perché permettono di fare moltiplicazioni velocemente, odiate perché nelle scuole primarie vengono generalmente fatte imparare a memoria.
E’ talmente forte l’imprinting che ci lasciano le tabelline alle scuole elementari che poi le ricordiamo – chi più chi meno – per tutta la vita: ma ci siamo mai chiesti perché si chiamano proprio tabelline? La tabellina proviene dalla Tavola Pitagorica, un quadrato composto originariamente da 100 caselle, 10 per lato: sulla prima fila in orizzontale e in verticale ci sono i multipli di uno, sulla seconda i multipli di due e così via.
Conosciamo la Tavola Pitagorica grazie al filosofo Severino Boezio, vissuto nel 500 dopo Cristo, che nel suo libro “Geometria” ha raccontato come i discepoli di Pitagora, per non fare errori di calcolo nella moltiplicazione e nella divisione, si servissero di una particolare figura che decisero di chiamare Tavola o Mensa Pitagorica in onore del loro maestro.
Il libro di Boezio venne portato in Europa anche grazie all’operato di Papa Silvestro II, scienziato e matematico, che contribuì a diffondere i numeri arabi e il calcolo in base 10.
La Tavola riportata da Boezio aveva infatti 9 colonne.
Tornando a noi, è detta tabellina ogni riga e ogni colonna della Tavola Pitagorica: la quarta riga (o la quarta colonna) è detta tabellina del quattro, la quinta del cinque e così via.
E se in Giappone hanno inventato un metodo per fare calcoli velocissimi anche senza conoscere le tabelline, dalle nostre parti lo studio di queste serie numeriche è un vero must: se vi serve qualche suggerimento per impararle in fretta, leggete tutto qui!

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