Pericle il nero

Finalmente ho visto il film più brutto della mia vita.
Cioè, ne avrò visti centinaia di film brutti ma questo si posiziona senz'altro in quell'empireo di telecomandi quasi scagliati contro lo schermo, di bestemmie per i minuti di vita buttati e per la corrente elettrica sprecata.
Quel livello così infimo che puoi spingerti solo fino alla fine perché vuoi vedere fin dove è veramente possibile arrivare.
Insomma una vera iattura che auguro solo ai veri nemici.
Devo doverosamente annotare che a portarmi su questa strada scassata è stato essenzialmente il nome dei fratelli Dardenne alla produzione (chiaramente truffati e, voglio sperare, in procinto di chiedere i danni).
Il merito di tanto male è da attribuirsi in massima parte a quel cane assoluto di Scamarcio, qui davvero al massimo dell'essere cane.
La regia? Non mi voglio neanche ricordare chi è ma prima di scrivere ho visto su wikipedia che ha fatto documentari su Claudia Cardinale e Paz, quindi non deve essere, non può essere così animale.
E se le uniche cose buone sono le immagini e la fotografia (roba di Calais e Belgio, quei fatti nuvolosi e ventosi) può essere solo perché i Dardenne sono passati a dare due dritte.
Veniamo al cane Riccardo: nel film bisbiglia e farfuglia in un napoletano falso come quello cantato da Pavarotti.
Poi parla anche un francese sufficientemente chiaro (forse grazie ai sottotitoli).
Quindi non si fa capire in una lingua parente alla sua mentre si fa capire in una straniera: ciò perché evidentemente desidera fare di tutto affiché allo spettatore vada di traverso finanche la saliva.  L'unica cosa che avrebbe potuto (in parte) lenire il dolore derivante da cotanta prova di forza canina doveva essere un minimo di sceneggiatura credibile, invece no.
Scamarcio picchia tutti unicamente con un sacchetto di sabbia, va a trascorrere le giornate nella famiglia di una divorziata conosciuta cinque minuti prima e decide improvvisamente che vuole la vita normale.
Deve passare un guaio.
La signora Golino è più brava.
E ho detto tutto.

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