Piccole imprese, lezione europea

pubblicato da "Europa" - 22 ottobre 2010 Il via libera del parlamento europeo alla proposta di direttiva sulla lotta ai ritardi di pagamento alle imprese è un importante passo in avanti per le piccole e medie imprese (Pmi), sempre più spesso schiacciate tra le inadempienze della pubblica amministrazione, gli interessi delle banche e lo strapotere contrattuale delle imprese più grandi.
Le Pmi, infatti, molto spesso diventano gli istituti di credito più “generosi ed affidabili” nei confronti della pubblica amministrazione e delle grandi imprese loro debitrici.
Secondo una recente indagine europea (“European Payment Index”) in Europa la perdita delle Pmi sui crediti ha raggiunto i 300 miliardi di euro, una cifra equivalente al debito pubblico greco.
Sempre a livello europeo nel 2010 il periodo medio di pagamento alle Pmi è pari a 63 giorni per i crediti verso il settore pubblico e a 55 giorni per quelli verso le imprese.
Assai peggiori sono i dati italiani: 186 giorni per il settore pubblico e 96 giorni per le imprese.
I soli crediti vantati dalle imprese verso la pubblica amministrazione sono stimati da Assifact in 70 miliardi di euro.
La direttiva dell’Ue appena approvata è una misura che entrerà in vigore al più tardi dal 2013, ma fin da ora è necessario che il parlamento intervenga su questa problematica, a partire dalle proposte di legge già depositate.
Quella che ho presentato insieme al deputato Pd-Radicali Marco Beltrandi, sottoscritta da oltre 80 parlamentari di tutte le forze politiche tranne della Lega Nord, riprende i contenuti della direttiva Ue e della legge francese sulla modernizzazione dell’economia del 2009, puntando ad armonizzare la situazione italiana rispetto ai paesi europei più virtuosi attraverso la definizione di regole chiare, tempi certi e sanzioni più stringenti per le imprese e le pubbliche amministrazioni che non rispettano i termini di pagamento.
Più in generale, la questione dei ritardi di pagamento richiede una riflessione aperta e profonda su due temi.
Il primo è il futuro della finanza pubblica, a partire dall’attuazione del federalismo fiscale (buona parte dei ritardi di pagamento riguardano gli enti territoriali).
Cosa accadrà, infatti, ai nostri conti pubblici quando per effetto della direttiva la pubblica amministrazione, qualora non dovesse liquidare fatture entro 30 o al massimo 60 giorni, sarà costretta a pagare automaticamente interessi di mora pari, come minimo, all’8% (piú il tasso di riferimento della Bce)? Il secondo tema di fondo è il ruolo [...]

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