Pier Paolo Pasolini, una vita da corsaro

Pier Paolo Pasolini, una vita da corsaro A 40 anni dalla morte.
Più che per l’omosessualità dava scandalo per le battaglie contro l’ipocrisia e il conformismo dilagante dell’Italia “orribile” Pier Paolo Pasolini era nato a Bologna il 5 marzo 1922 ma trascorse gran parte dell’infanzia e della giovinezza a Casarsa, in Friuli, il paese d’origine della madre 25/10/2015 MARCO BELPOLITI Nel 1972, consegnando alle stampe il volume di saggi Empirismo eretico, Pasolini scrive che è la morte a compiere un fulmineo montaggio della vita di ciascuno; è lei che sceglie i momenti veramente significativi e li mette in successione, facendo del presente, incerto, indeciso, luogo dei possibili, qualcosa di stabile, di chiaro, e dunque di descrivibile: «Solo grazie alla morte, la nostra vita ci serve ad esprimerci».    Frase icastica e lapidaria che solo tre anni dopo suonerà come una premonizione, per quello che oggi ci appare il più importante intellettuale italiano della seconda metà del Novecento, lo scrittore più noto, forse il meno letto, tuttavia il più citato e il più discusso.
Perché?    Per capirlo bisogna riavvolgere il nastro della sua esistenza, compiere quel montaggio partendo dal luogo originario, Casarsa delle Delizie, paese da cui viene la famiglia materna.
Nel Friuli delle origini ci sono la madre, il mondo arcaico dei campi, la giovinezza, la lingua che precede ogni lingua, l’esistenza prenatale cui agogna.
È il Paradiso terreste.
Da lì verrà cacciato.
    Espulso dal Pci   Il 22 ottobre 1949 Pasolini è denunciato per atti osceni in luogo pubblico.
Durante una festa campestre si è appartato con alcuni ragazzi.
Subito espulso dal Partito comunista a cui si era iscritto dopo la guerra, abbandona il paese.
Nel gennaio del 1950 con la madre si trasferisce a Roma.
Ha già scritto i versi che danno forma alla prima delle sue incarnazioni: Narciso e il Cristo sanguinante, la vittima.
    A Roma scopre l’altra faccia dell’arcaico.
Nelle periferie urbane vive una umanità barbara, degradata, composta di giovani dai volti ridenti e allegri, innocenti e perversi, scaltri e timidi, che diventa il soggetto della sua poesia e dei suoi romanzi.
A Roma, nel centro della cristianità, PPP scopre una preistoria oscura.
Ama quell’energia vitale, ne coglie il profondo istinto di morte, insieme alla bestialità non redenta da alcuna religione, né del cristianesimo né del progresso.
L’odio profondo e il disprezzo che il corsaro Pasolini nutrirà per la piccola borghesia, da cui pure proviene [...]

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