Pier Paolo Saba

Pier Paolo Saba
Io fossi un Re S’io fossi un RE Cingerei il mio capo d’una corona di mirto E d’Alloro profumato.
S’io fossi un Re Cingerei di mura possenti Tutto il mio regno, e co’ tal signo imperituro, alte le torri coi suoi merletti lo renderei un luogo sicuro.
Creerei piazze, giardini e fontane Gorgoglianti al gracidar di rane, e li, genti attive in un sol motto, risolvon tutto in quattro e quattr’otto.
Sarei dunque felice, tosto e sicuro Di veder mai un volto scuro.
All’improvviso si leva un grido; non so se contento, o fosse insicuro.
Pel “Par Condicio” non certo è maturo E su un balcone tutto affannato una bandiera lui ha piantato -Ad armi pari! Ad armi pari!- lui ha gridato -Questo è un regno diseredato!- Ero lontano ma l’ho ascoltato, io l’ho guardato e l’ho pesato.
E’ Bossi-bile mai !.
Io ho pensato Qual è l’errore che io ho fatto? Nel mio regno non c’è televisione, mentre è di regola l’informazione.
Perché quindi mai con flemma il D’Alema di ferro e di speme…questo è il dile...

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