Pietrasanta (LU): Andrea Buscemi alla Versiliana

viareggiok Dopo lo straordinario successo del debutto in prima nazionale della passata stagione con “La Locandiera” di Goldoni, che proprio dalla Versiliana era partito, l’istrionico pisano Andrea Buscemi (sua anche la regia), già ammirato innumerevoli volte al fianco di Giorgio Panariello a teatro e in televisione, ed Eva Robin’s, stupenda Mirandolina goldoniana questa volta alle prese con il personaggio della Zingara Frosina, sono tornanti.
Prezzi:  Poltronissima 44,00; Poltrona I settore 38,00; Poltrona II settore 38,00; Tribuna 10,00) sul palcoscenico del Festival di Marina di Pietrasanta con una nuova, e ardita, rivisitazione del classico di Molière, “L’Avaro”.
Una rilettura in chiave moderna con Arpagone paragonato, nel substrato del suo significato, ad un contemporaneo finanziere capitalista preso ad accumulare ricchezze.
In scena, con la Compagnia Peccioli Teatro,Livia Castellana, Renato Raimo, Giorgio Regali, Martina Benedetti e Riccardo De Francesca.
Scritta e rappresentata nel 1668, l’Avaro è una delle commedie più famose di tutti i tempi.
Protagonista un grande personaggio caratterizzato da un leggendario vizio o mania, che  affonda le radici drammaturgiche direttamente nell’Aulularia di Plauto e a cui Molière ha aggiunto il proprio vertiginoso talento e un genio inconfondibile.
L’invenzione con cui il genio di Molière rinnova la storia è quella di aver fuso insieme in Arpagone le diverse caratteristiche dell’avaro e dell’usuraio.
L’Avaro della tradizione teatrale e letteraria- a cui si rifarà dopo Molière, l’Uncle Scrooge di Dickens e perfino  il Paperon de’ Paperoni di Walt Disney – è un maniacale risparmiatore, patologicamente attaccato al possesso fisico e quasi carnale del danaro, dell’oro, che si priva di tutto pur di accumulare.
L’Avaro di Molière possiede certo alcuni tratti caratteristici della tirchieria tradizionale, come l’amore per la cassetta, che alla fina corre ad abbracciare, i buchi indecorosi nelle livree dei servitori, i cavalli che rischiano di morire di fame; ma afferma anche la propria invidia per chi ha tutti i soldi impiegati fuori casa, e tiene con sé solo il necessario per vivere.
Insomma l’avarizia del’usuraio Arpagone ha caratteristiche perfino moderne e si inquadra più propriamente in una dimensione perfino capitalistica che rende il testo attualissimo.
L’alienazione a cui di conseguenza Arpagone si consegna rinunciando agli affetti e alla serenità è assai simile a quella di certi moderni finanzieri che, pur dedicando la [...]

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