Pistorius il Dio Alato che ha ucciso la Dea della Bellezza...

Un bambino nasce nel lontano, neanche troppo lontano, 1986 a Pretoria, un 22 novembre non ancora Sagittario, ma neanche totalmente Scorpione, un animo in definitiva squarciato in due, tra una volontà introspettiva e una molto più solare, tra un carattere chiuso e uno aperto, tra la voglia di vendetta propria dello Scorpione e la voglia di vittoria propria del Sagittario.
Un animo si squarciato in due, e a completare tutto questo una malattia che divideva in due parti anche il suo corpo, la parte dalla vita in su', quella di un uomo bellissimo, sanissimo, perfetto e dalla vita in giù un uomo che aveva perso le sue gambe, la possibilità di essere un uomo "normale", come gli altri.  La sua grande volontà di vittoria o forse di vendetta verso una vita che lo aveva reso così "dimezzato", come il Visconte di Italo Calvino, lo ha portato a voler essere come tutti gli uomini, a lottare per essere come gli altri, per non essere considerato un diverso, perché lui un diverso non voleva essere considerato, ma soprattutto non voleva sentirsi.
La sua grande forza di volontà lo aveva portato a vincere sulla sua vita, ad essere un esempio per chi era come lui, ma anche per chi invece, avendo tutte le possibilità del caso, si crogiolava in una vita mediocre, e in problemi che non esistevano.
Mi sono emozionata con lui, mi sono emozionata a vederlo vincere sul campo e nella vita, parteggiavo con lui quando sapevo che voleva correre con tutti i normodotati, ho festeggiato dentro di me, quando ho saputo che ce l'aveva fatta.
L'ho difeso.
In realtà l'ho sempre considerato un grande esempio, un grande uomo, e una grande persona.
Non solo io, ma tutte le persone che come me lo amavano mentre correva come se avesse ai piedi non due protesi, ma le ali degli dei.
Poco importava se non fosse come tutti gli altri, per me lo era.  Le ferite dell'anima però non sono facili di superare, la gente dice che il tempo affievolisce tutto, che il tempo risana le ferite, il tempo invece può essere a volte un amico, ma a volte può farti solo ricordare più a lungo la tua condizione.
Eh si, il tempo e la solitudine.
Quando rimani solo con te stesso, la mente comincia a ripensare, ripensa a quello che non si ha, ripensa a quello che si è, la mente ripensa e ripensa e non smette di fermarsi.
Quando si vive con le luci della ribalta sul viso, la voce della nostra interiorità si calma, o forse non la sentiamo noi, perchè c'è qualcosa che parla più forte e urla, come urlava la sua voglia di vendetta verso la vita, poi però qualcosa si inceppa, le [...]

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