Platone. Cose d'altri tempi...

  Socrate ascolta le Leggi che lo convincono a rimanere in carcere e a pagare i suoi debiti con la giustizia, piuttosto che fuggire accogliendo l'aiuto dell'amico Critone e avendo così salva la vita.
E quelli che hanno a cuore la loro città, ti guateranno con occhio bieco, immaginandosi che tu sii un corruttore delle leggi: e raffermerai nell'animo de' giudici la credenza che abbiano giudicata la tua lite dirittamente; imperocché, chi è corruttor delle leggi, può ben parere corruttore de' giovani e della gentuccia ignorante.
Che? fuggirai le ben governate città e gli uomini costumati? Ma allora che te ne fai tu della vita? O t'accosterai a loro e appiccherai discorsi come uomo sfacciato? Ma quali? quelli che facevi qua, o Socrate, cioè essere la virtù e la giustizia e le costumanze e le leggi cose da tenere in grandissima riputazione? e non credi che allora il fatto tuo sarà una vergogna? Bisogna bene che tu lo creda.
Ma tu! ti leverai di questi luoghi; anderai in Tessaglia, presso agli ospiti di Critone: imperocché ivi è molto grande scompiglio e sregolatezza; e volentieri ti udirebbero forse raccontare in qual maniera ridicolosa tu sii fuggito dalla carcere imbacuccato in un manto, o coperto di alcuna pelle, o in alcun'altra forma camuffato, come sono usati di fare quelli che scappano; e, di piú, con la faccia disfigurata.
Ma che tu, vecchio a cui resta da campare piú poco, osasti cosí desiderare avidissimamente di vivere, passando sopra le leggi piú sante, non te lo dirà nessuno? Può essere, se tu a nessuno non farai noia; ma se no, Socrate, oh quante ne sentirai! delle belle! delle cose indegne fin di te stesso! Tu vivrai, dunque, servendo a tutti e chinando il collo.

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