Post di Le stanze di Gaia

Un colibrì l’altro giorno mi ha tagliato la strada.
Trasvolava frullando a mezz’aria, facendo quel rumore che fanno appunto i colibrì: frrrrrrrrrrrr, ma inudibile.
Era una mattina prima delle otto, quando scendo giù lungo la collina e oltre gli alberi intravedo pezzi di città bianca, luminescente.
Oppure del tutto immersa nella nebbia.
Era il momento quando suona il campanile di Julia Morgan e io apro la porta dell’aula.
Faccio sempre – sempre – la stessa cosa: guardo attraverso il vetro le facce degli studenti, poi entro e dico buongiorno, aspetto i sorrisi, appoggio le borse e il caffettone sul tavolo a destra, mi tolgo il giacchetto di pelle, metto astuccio libri fogli e soprattutto pennarelli sulla cattedra; comincio.
Una ripetizione di gesti e sguardi che ogni mattina mi è necessaria.
Qui si vive di queste minuscole certezze, come il tavolo d’angolo in mensa.
O la stanzetta dopo pranzo piena di silenzio e scaffali vuoti, diventata così mia che ricevo là dentro allievi e amici con ...

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