Prato: Festival della Birra

onardo Mazzanti  – Una volta tanto il navigatore ha toppato.
Fortunatamente il sito dell’evento riportava altre indicazioni utili al raggiungimento per cui sono arrivato circa un’ora in ritardo rispetto alla tabella di marcia.
Male, anzi malissimo, una preziosissima ora in meno a disposizione perché nel pomeriggio era previsto un salto a Firenze all’evento sull’Annuario dei Vini Italiani di Luca Maroni, giusto per non farsi mancare nulla.
Dal 11 al 14 dicembre nell’area Fabbricone, un grande magazzino diviso in due aree principali, ha raccolto il popolo birrofilo in un’impegnativa quattro giorni.
All’ingresso, quasi a ricordare il monito che è saggio bere a stomaco pieno, si trovava un’area street food piuttosto variegata e allettante mentre, nella sala principale, due lunghe file di spine erano pronte a mescere le oltre 100 birre provenienti da tutto il mondo.
Un zona intermedia ospitava il beer shop, un’idea valida anche per qualche regalo data le vicinanza del Natale.
Simpatiche e divertenti le decorazioni con le frasi di personaggi famosi inerenti il mondo birrario.
Dopo un primo giro di birre urgeva riaffondare i denti in qualcosa di solido così, nell’imbarazzo della scelta, ho optato per prodotti fuori regione, con sommo gaudio dello scrivente.
Ho iniziato con un paio di cartocci delle “pallette di Giorgio”: olive ascolane fatte in casa nella versione classica e in quella formaggio e tartufo oltre qualche cremino per rispettare la tradizione. Di olive ascolane ne ho assaggiate diverse in vita mia ma buone come queste non mi erano mai capitate.
Oltre il ripieno gustoso ed equilibrato, quello che mi ha colpito è stata la sottilissima doratura che ricopriva le olive: erano così croccanti e leggere che solo il vuoto del cartoccio interrompeva l’automatismo del braccio (e della mandibola).
Quelle al formaggio e tartufo poi sono state una vera libidine, sempre che a uno piaccia il famoso e odoroso fungo tuberaceo.
Altra gustosa scoperta è stato il “Trapizzino”: un triangolo concavo di pasta di pizza, preparata con farine macinate a pietra e lievitate con lievito madre, riempito a piacimento del cliente tra le varie proposte al banco.
Nell’occasione la scelta poteva essere tra pollo alla cacciatora, parmigiana di melanzane, coda alla vaccinara e doppia panna (stracciatella di burrata e alici del Cantabrico).
Ho optato per gli ultimi due gusti e, al di là della squisitezza della farcitura, sono rimasto stupito dalla qualità della pasta, soffice e friabile come nelle migliori [...]

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