Premio Facchetti a Javier Zanetti: «Mi sento italiano»

La capacità di essere leader con rispetto degli avversari e vicino ai più deboli, con la sua Fondazione, nella vita privata.
Con questa motivazione la Gazzetta dello Sport ha consegnato, a margine di una cerimonia tenutasi lunedì 12 novembre, il Premio Facchetti 2012 allo storico capitano dell’Inter, Javier Zanetti.
"E' sicuramente uno dei premi più importanti della mia carriera - ha dichiarato visibilmente emozionato il giocatore nerazzurro, classe 1973 - perché porta il nome di Giacinto e l'assegno che mi avete consegnato andrà ai miei bambini in Argentina”.
L’iniziativa, ideata nel 2006 da Candido Cannavò e dall'allora direttore della Gazzetta dello Sport, Carlo Verdelli, è giunta alla sua settima edizione.
Julio Gonzalez, il capitano della nazionale irachena Younes Mahmoud Khalef, Paolo Maldini, Cesare Prandelli, Gianfranco Zola e Michel Platini.
Questi i personaggi che hanno ricevuto il premio negli anni passati.
Ora è la volta della storica bandiera dell’Inter.
Il giocatore in attività e lo straniero con più presenze nel campionato italiano, oltre a quello con più presenze nella storia della Beneamata.
È anche recordman di presenze consecutive in Serie A ed il giocatore più vincente della storia nerazzurra.
Una vita, quindi, passata nel nostro Paese.
“Qui ho vissuto e sto vivendo un'avventura fantastica.
Mi sento italiano - ha ammesso Zanetti - e devo ringraziare il vostro Paese”.
E sono in tanti gli italiani che vorrebbero ringraziare lui.
Perché El Tractor, il trattore, così come viene chiamato per la straordinaria forza delle sue gambe e le celebri sgroppate sulle fasce, è da sempre un calciatore ammirato e rispettato non solo dai tifosi di fede interista.
Una stima che il capitano nerazzurro si è saputo conquistare anche tra i suoi colleghi.
“In diciotto anni di derby - ha rivelato l'a.d.
del Milan, Adriano Galliani - non ho mai sentito nessuno dei miei giocatori fare alcun appunto su Zanetti”.
Per tutto questo e molto altro ancora, è difficile immaginare un’Inter senza il suo attuale giocatore simbolo.
Ma al riguardo è proprio il diretto interessato a tranquillizzare tutti.
“Proseguirò almeno fino al 2014 e penso all'Inter.
Non ho mai detto che questo è il mio ultimo anno.
Un futuro da dirigente in nerazzurro? Vedremo - ha concluso - per ora mi sento ancora un giocatore e penso a giocare”.
Ne siamo tutti felici. 

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