Privilegi del superuomo. Archetipi. Scherrard, ecologia. Confucio, Ronsard, D'Annunzio

Post 631   Pensiero provocatorio.
Privilegio di superuomini e delle superdonne è poter tradire e pretendere di non esser traditi.
Veramente il teorico del superuomo non prevedeva le superdonne; io le prevedo, con un po' di sforzo, ma le prevedo.
Sono quelle che con noi possono ripetere: "Pauci mihi satis, unus mihi satis, nullus mihi satis"...
Chi tradisce il superuomo o la superdonna, costui “esca, piangente, dalla cerchia degli eletti” (rubato, e decontestualizzato, allo Schiller dell’‘An die Frude’: “….
der stehle/ weinend sich aus diesem Bund).
  (Commento di P., che mi ha letto in  anteprima:   “Se con quel noi ti riferisci al genere maschile a cui quello femminile -emancipato in superdonne- potrebbe accostarsi non credo di poter condividere, chi è oltre è entrambi: uomo e donna allo stesso tempo, altrimenti dovremmo parlare di supermaschio, come fecero le tante corruzioni del pensiero nicciano.
Io spesso mi sento uomo, e  sono certa che tu a volte ti senti donna.
E' questo sentire, meglio sentirsi, che trascende ogni dogmatismo a far emergere il fanciullo che siamo”.
P.
mi prende sempre troppo sul serio, ma ha pienamente ragione, e quello che lei dice io pienamente condivido).
  *   Se è vero, come pensa Jung, che gli archetipi parlano un linguaggio patetico e persino ampolloso, io non sono mai uscito dagli archetipi né, ormai, più ne uscirò.
Ma chi brama uscirne? * Uno dei detti di Confucio che più mi impressionò quando, giovanissimo, in lui m’imbattei, suona: “Se fossi imperatore della Cina ridarei il primitivo significato alle parole”.
E molto in seguito pensai per chiarirne a me stesso il senso.
Ora sentite il Vate di Maia:   “O parole, mitica forza/ della stirpe (…), o italici segni,/ rivendicarvi io seppi/ nella vostra vergine gloria!/ Io vi trassi con mano/ casta e robusta dal gorgo/ della prima origine, fresche/ come le corolle del mare/ contrattili che il novo lume/ indicibilmente colora./ Io vi disposi nei modi/ dell’arte così che la vita/ vostra rivelò le segrete/ radici, le innumere fibre/ che legano tutta la stirpe/ alla Natura sonora./ Io feci apparire tra l’una/ e l’altra sillaba i mille/ volti del Passato tremendi/ come sembianze di morti/ che un’anima subita inondi”   (Debbo le citazioni junghiane e d’annunziane a Mario N.
Ferrara, D’Annunzio e Jung: inconscio linguaggio e mito, in “Quaderni del Vittoriale” 19, gennaio-febbraio 1980) * I trascendentisti dualisti fanno a gara per riappropriarsi di molti temi oggi in voga che loro non [...]

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