Prove di dialogo

  Affinché due persone si ascoltino sono necessari, innanzi tutto, la convinzione nel valore dell’altro e cioè la stima ed il rispetto.
Se non c’è questa stima nel valore dell’altro non si realizza l’ascolto reale, l’ascolto, cioè, nel quale si mette in gioco il proprio passato e futuro.
“Per comprendere bisogna amare” soleva scrivere Giovanni Gentile, infatti vi è reale dialogo fra maestro e allievo solo quando quest’ultimo stima, venera ed ama il proprio maestro.
Poi per un dialogo vero e sincero ci vuole la reale confidenza nella propria struttura emozionale, questa dote umana a dire il vero è molto rara.
Questa dote si ottiene solo sopravvivendo ai naufragi reali della vita, senza esserne sommersi completamente, quindi, questa dote, indispensabile alla possibilità del dialogo è fondamentale quasi quanto l’avere la stima e il rispetto.
Infatti, proprio per questa fragilità emozionale, basta che l’altro abbia una convinzione che sembra minare le convinzioni nostre proprie e, subito, la resistenza che gli facciamo è, volere o non volere, paragonabile a quella di un muro impenetrabile.
Insomma, a causa della nostra fragilità, consapevolmente e più spesso inconsapevolmente, impediamo in molti modi l’ascolto.
Ad esempio non lasciamo dire fino in fondo il pensiero dell’altro, ma ci attacchiamo ad una parte delle sue parole, separandola, dall’intero significato del suo discorso, mentre solo all’interno di quell’intero l’altro aveva dato loro senso.
Così facilmente pretendiamo di farne a pezzi il contenuto di verità.
E quando questo succede più che un dialogo diventa un monologo….spesso già più volte ascoltato.
  Dimmi se le mie parole mancano di sincerità, ti giuro che sono parole dette con l’anima.
Dimmi se le mie parole sanno ancora accarezzarti e se le ripensi prima di addormentarti.
Guardami nel profondo interrogandomi con gli occhi e dimmi se le mie parole sono ancora lì, nell’immenso spazio del tuo cuore.
Sfiorami con le tue labbra tiepide, regalami un bacio soltanto.
 

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