Psycho parte 1 (su 2): le cause

Venerdì avrò il mio primo incontro con lo psichiatra, ma non è la prima volta che ho a che fare con uno strizzacervelli dato che quando avevo all'incirca 16/17 anni ho avuto bisogno di un supporto da parte di una psicologa.
Erano anni per me difficili per vari motivi: innanzitutto mi sentivo incompreso da parte dei genitori, ai quali inputavo la colpa di farmi crescere con un eccessivo proibizionismo e nella cecità totale di una mia crescita fisica e mentale che necessitava di ben altre attenzioni.
Dovevo ruggire, stavo diventando adulto, ma ero tenuto in gabbia.
Poi mi sentivo eccessivamente solo, nel senso che non riuscivo ad avere o a sviluppare vere amicizie, e questo mi faceva mancare l'autostima e la consapevolezza dei miei mezzi.
Aggiungiamo il fatto che non riuscivo ad avere alcun approccio con il genere femminile, e questo mi rattristava parecchio.
In quegli anni iniziava a nascere il mio stato di nervosismo, e la mia psiche ed il mio corpo ne iniziavano a risentire.
Ero arrivato al punto di detestare i sabati sera, perché o non potevo uscire (non aveva senso dover rientrare alle 11 di sera quando i miei amici, magari andando in disco, facevano già l'una di notte) o non volevo uscire perché percepivo di non essere più "parte del gruppo".
Anche le domeniche non erano da meno, ma c'era il calcio a salvarmi, dato che sono sempre stato un tifoso appassionato, al punto anche di andare allo stadio da solo per conto mio (ma molto spesso andavo con mio padre).
Perciò vivevo male i sabati e le domeniche, e non vedevo l'ora fosse lunedì per andare a lezione.
Roba da matti.
Ed ecco appunto che il mio vecchio Dr Hills consigliò me ed i miei genitori di rivolgerci ad un psicologo.
Anzi, ricordo, ci parlò assai bene di una psicologa della USL cui avrei potuto rivolgermi tranquillamente per un ciclo di sedute praticamente a costo zero, pagando solo un modesto ticket.
La decisione fu presa, la psicologa mi stava aspettando.

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