Pubblichiamo di seguito un ampio estratto (nella sostanza la parte iniziale) di un saggio che, come si suol dire, “fece epoca”

Pubblichiamo di seguito un ampio estratto (nella sostanza la parte iniziale) di un saggio che, come si suol dire, “fece epoca” alla fine del XIX secolo, trascinandosi la discussione per molti anni ancora. Esso comparve (1883) su “La domenica letteraria,” una rivista edita dal Sommaruga, il quale la considerava minore rispetto alla “Cronaca bizantina”, non a caso rimasta assai più celebre. L’autore, il Lodi (1857-1933), era agli inizi di una carriera giornalistica che l’avrebbe portato al “Giornale d’Italia” e al “Messaggero”. La posta in gioco, assieme alla censura, toccava l’arte nuova simbolista e naturalista. A questo proposito ci pare utile segnalare che alla rivista collaborò - seppur con pochi ma significativi articoli, compreso quello memorabile sul Au rebours di Huysmans – il grande Vittorio Pica.  
Luigi Lodi
l’arte porca
(da nudità e inverecondia)
Comincerò - poiché la bontà nella vita mi piace quanto, e forse più, la nudità bella nell'arte - comincerò dal ringraziare il Chia...

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