"QUANDO FACEVO IL PRETE A VENEZIA." - ottava e ultima parte.

 Eccoci giunti all’ottava e ultima parte di questa “storia” delle mie “Storie mai nate”.
Termino qui solo per il fatto che mi sono riproposto di scrivere ogni volta non più di otto parti per evitare di “tirarla troppo”.
In questo caso più che mai non è che non abbia altro da aggiungere, anzi !  Su quanto ho vissuto ed è accaduto quando facevo il Prete ai Carmini a Venezia avrei da dire e scrivere ben di più di quel che ho detto qui e ho raccolto nel mio libro “Il Pifferaio”.
Credo non basterebbero dieci libri dei miei, di quelli “stile mattone”, grossi popposi e paginosi.
Sarà per un’altra volta, non si sa mai … L’occasione di certo non mancherà.
L’ottava e ultima puntata la voglio dedicare a raccontare di Carletto ...
Non posso non farlo.
Perché proprio di lui con tutta la gente che ha fatto parte dei Carmini ? Vero … Ci sarebbe da scrivere un libro intero quasi su ciascuno, ve lo garantisco … e mi piacerebbe un giorno anche farlo se non fossi bloccato in questo per la privacy, i segreti del Confessionale, un certo pudore al riguardo, dal timore per la reazione incontrollata e legittima che ci potrebbe essere da parte di qualcuno che si vede sbattuto in Internet, o più semplicemente perché è meglio lasciar perdere di “risvegliare morti che dormono”.
Scelgo allora Carletto, perché è il classico esempio di persona con cui ho condiviso certi momenti interpersonali ai Carmini d’intensità e bellezza incancellabile.
“Don ! … Questi qua ti vogliono un mondo di bene … Sono innamorati di te.” mi ripeteva spesso Carletto riferendosi soprattutto ai miei giovani parrocchiani.
“Lo so Sjor Carlo … anche se spererei tanto che s’innamorassero, invece, di Qualcun altro ben più importante … del Padreterno.” gli rispondevo altrettanto spesso, e quando dicevo così, Carletto alzava subito le mani in aria, come segno di resa.
“Allora: non me ne intendo ! … Non capisco niente de robe de Cjèsa … Non sono cose per me … sono cose da Prete.”aggiungeva tirandosi fuori dall’inghippo.
Con Carletto eravamo diventati amici per davvero fin da subito, un’amicizia diretta, semplice e sincera, “a pelle”, di quelle immediate, soprattutto impastata di quotidianità.
Carletto è stato una delle tante splendide persone che ho avuto la fortuna d’incontrare durante la mia preziosa avventura vissuta ai Carmini per cinque lunghissimi e intensi anni: un misto inscindibile di sensazioni Paradisiache e di crucci Infernali.
Carletto era “speciale”, ma non perché [...]

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