QUELLA PESSIMA ABITUDINE NAZIONALE DI ALZARE TROPPO IL GOMITO

Povero De Rossi.
Così giovane e già eletto capro espiatorio dal tritatutto federale italico.
Già carne da bolllire nella pentola di per sé maleodorante di Marcello Lippi.
Tutto questo per aver alzato un pò il gomito, semplicemente perché ubriaco delle contraddizioni del nostro calcio.
Un calcio, quello italiano, in cui l'immondo gesto di una gomitata in faccia ha avuto un peso diverso e diversa pena a seconda della partita in cui si è verificato.
A seconda della squadra che gli arbitri corrotti avevano deciso di proteggere, mossi dai fili dei burattinai di turno.
E così una gomitata spesso passava inosservata, anche all'occhio sempre fazioso delle telecamere che fornivano a piacere (della cupola calcistica) le prove TV.
A Moggiopoli, o Calciopoli che sia, è imputabile anche questo danno impossibile da sottovalutare: la crescita per certi versi immorale di giovani calciatori a cui è mancato il confronto con una realtà fatta di regole serie e valide per tutti.
No, non scherziamo, quel sangue sul viso dell'avversario statunitense, colpito con impeto da De Rossi, è solo in minima parte colpa del centrocampista romanista.
La slealtà di quel gesto trova origine, anch'essa, nelle manipolazioni dei princìpi sportivi operate, in questi ultimi anni, per mano di personaggi con obblighi morali ben maggiori del povero De Rossi.
E' a questi che va attribuito ogni fallimento del calcio italiano.
Altro che capri espiatori buoni solo a lavare le coscienze... Giodecer

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