Qualcosa di filosofia: Kant

Mi ricordo che la mia prof di filosofia al liceo era innamorata della filosofia di Kant, un tipo quadrato, attaccato alle basi scientifiche dell’illuminismo, metodico (si dice che su di lui i suoi concittadini regolavano gli orologi).            Questo filosofo in un certo senso ha anticipato Einstein, in quanto ha capito che la nostra visione della realta’ si basa sul concetto di “dimensione”.    Lui l’ha chiamata la “Rivoluzione Copernicana” della filosofia, in quanto ai suoi tempi il vero ribaltone ai concetti consolidati l’aveva da poco apportato Copernico (e diro’ di piu’ anche Galileo).    Ma la rivoluzione veramente “grande” e’ avvenuta nei primi del novecento con la teoria della relativita’, ben un secolo e mezzo dopo che Kant aveva sviluppato le nozioni di spazio e tempo come conformazioni “trascendentali” del nostro modo di vedere la realta’.            Kant parte dal pensiero che l’oggetto “reale” e’ in se’ inconoscibile, pero’ ci manda dei segnali che noi percepiamo.   Come lo vediamo?   In un certo senso lo “produciamo” secondo le conformazioni del nostro intelletto.   Dunque e’ la nostra costituzione che ci rappresenta come fenomeni i segnali provenienti dall’esterno.    E la struttura in cui vengono rappresentati questi fenomeni e’ la struttura spazio-temporale.   Spazio e tempo sono “intuizioni pure” connaturate in noi “attraverso le quali” noi rappresentiamo i concetti che ci vengono da fuori.             Si puo’ vedere che Kant ha anticipato la configurazione “quadrimensionale” del percepimento della realta’ esterna, che poi avra’ una sua precisazione matematica nella teoria di Einstein.   Ovvio che Kant ragionava all’epoca in termini metafisici, e la sua analisi portava alla fine ad una teoria della conoscenza, pero’ si puo’ ben considerare un precursore, no?

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