Quale finanziamento per quali partiti e quale democrazia - 7^ ed ultima parte

  foto MOWAdi Angelo Ruggeri14) Un “tipo” di finanziamento coerente con una democratizzazione dei partiti e con la sovranità popolare e legittimi il ruolo della base sia dei partiti e del sociale–territoriale, sarebbe PROPEDEUTICO anche alla AUTONOMIA SINDACALE E DEI LAVORATORI, ormai espropriati anche del diritto di sciopero, che si può ottenere rilanciando grandi organizzazioni di massa, unite tra loro, e democraticamente autoregolantesi per evitare di cadere ancora vittime di degenerazioni come quelle imposte dal prevalere nei partiti di oligarchie allontanatesi dalla società e protese solo al loro potere personale, come accade nei vecchi e nuovi partiti di destra e di sinistra della borghesia, in virtù, e grazie anche al fatto, di essere loro i titolari e i destinatari del finanziamento pubblico.
Vale a dire di una erogazione che, a ben vedere (ad es.
nel caso dell’ultima fase del PCI e poi di Pds-DS ed ora del PD), ha reso più ricche e migliorato la vita delle oligarchie di partito, ma ha peggiorato la vita e reso molto più poveri di prima i partiti e le loro organizzazioni di militanti, simpatizzanti e cittadini demotivati anche dal reperire risorse con attività e feste mobilitanti in ogni parte del territorio-sociale del Paese.
Donde che, rispetto alla attualità, la questione che si pone non è solo di “togliere”, ma di “dare” nuova forza al potere dal basso con “quale finanziamento pubblico per quali partiti e per quale democrazia”.Questo anche per poter attuare o, se vogliamo, anticipare al proprio interno le forme di un nuovo diritto e di un nuovo potere antigerarchico dello Stato, coerente, in modo sostanziale e non solo formale, con la sovranità popolare.“Grande riforma” democratica dei partiti significa un potere non più dei vertici e non più fondato sulla ossessione del controllo e del primato dell'organizzazione burocratica degli apparati di partito sulla base e degli apparati di stato sulla società, ma fondato sul primato della organizzazione della democrazia di base,cioè sociale, per altro fondativa dello "stato di democrazia sociale" quale è quello definito dalla nostra Costituzione nata dalla Resistenza. Ciò che non è consentito viene, anzi,negato sia dalla elezione diretta del presidente della repubblica o del consiglio, sia dai referendum pilotati dai centri di potere. Di questo sarebbe interessante continuare a discutere anche più direttamente, nelle sedi più appropriate nelle quali ritrovarsi con chi non ha perso i punti principali di riferimento di una [...]

Leggi tutto l'articolo