Quando un Paese ha una giustizia fasulla

Non crederete davvero che Renzi abbia passato una legge che preveda sul serio la responsabilità civile dei magistrati! Certo quel che è avvenuto venti giorni fa alla Camera farebbe intendere il contrario, se non altro per il fatto che il ministro della Giustizia Andrea Orlando, questo pupazzetto docile nelle mani di Renzi, come gli altri colleghi che lo circondano, abbia manifestato tutta la sua soddisfazione.
E i “giornalai” di Berlusconi abbiano accolto la notizia come una vittoria, sugli appetiti vendicativi e trachant, della signora Boccassini, la quale, subito dopo, è stata punita in ben’altra maniera: niente meno che dalla Cassazione! A proposito pare che lo zio, onnipotente procuratore capo in Basilicata, e famoso delapidatore di fortune al tavolo da gioco, ma “integerrimo castigatore di costumi”, sia stato arrestato, guarda caso, proprio ieri, nel momento stesso in cui la fama della “collega nipote” precipitava nell’abisso! L’Italia non è un paese all’altezza di detenere una giustizia al di sopra delle parti, dove il cittadino, non solo il politico, possa contare sull’obiettività e sulla capacità discernitoria del giudice.
Innanzi tutto perché il giudice è eletto dall’alto e non dal basso, e, quindi è onnipotente.
Per cui è impossibile limitarlo, anche per legge, e alla fine non è lui, infatti responsabile delle sue eventuali malefatte, ma lo Stato che lo ha chiamato a ricoprire quella poltrona.
Non possiamo dimenticare che la corruzione è alla base della funzione pubblica, e quindi anche della carriera dei giudici, e non ce ne vogliano coloro che hanno le carte in regola.
Avere uno zio magistrato non è come non averlo; appartenere ad una loggia massonica non è come non appartenervi; sostenere tesi politiche di parte non è come mantenere equidistanza ideologica.
E, alla fine, lo vediamo a fine carriera (a proposito, perché i giudici non vanno in pensione come tutti gli altri cittadini?), quando in molti finiscono in Parlamento! Il legislatore, ovviamente, da sessant’anni si nasconde dietro il fatto che la Costituzione abbia decretato come “autonomo” il terzo potere dello Stato, cioè indipendente dagli altri due, l’esecutivo e il legislativo, mentre non lo è e non potrebbe mai esserlo, se non dal punto di vista formale.
Perché è lo Stato stesso che lo rende “permeabile” alle condizioni politiche, sociali ed economiche che interpreta: secondo voi i giudici potevano essere obiettivi nei regimi totalitari? E perché dovrebbero esserlo nei regimi democratici [...]

Leggi tutto l'articolo