Quel che resta di Monte Paschi Siena

E siamo arrivati a 11,3 miliardi di buco, la punta dell’iceberg ufficialmente scoperta già nel 2012, ma dopo che tutti gli addetti ai lavori, a cominciare dal Presidente del Consiglio Monti, al ministro dell’economia Grilli, la Vigilanza della Banca d’Italia, la Consob, e noi, cattivi, ci mettiamo anche la Fondazione, sapevano che non solo l’ammanco c’era, ed era dovuto a una truffa (l’acquisto-burla dell’Antonveneta al triplo del suo valore, e il tentativo di mascherarlo con l’acquisto di derivati, il conseguente falso in bilancio, e relativa distribuzione di mazzette plurimiliardarie), ma che era perfettamente inutile continuare a sprecare denaro e risorse in un istituto capillarmente ridotto ad un guscio vuoto, salvo un surplus di dipendenti di oltre 6.000 unità, e di filiali, di oltre 250! Invece, col solito “voto di scambio”, Mario Monti regalò al MPS, in cambio dell’appoggio del PD, praticamente padrone della banca (e avrebbe dovuto meritarsi la galera, per questo!), 4,5 miliardi di soldi freschi di un Paese sul baratro (lo dicevano lui e Napolitano, dopo aver fatto fuori Berlusconi!), prestito che per 1/3 non è stato ancora restituito e che, per una clausola dell’accordo, è diventato azionariato pubblico; subito dopo sia Bankitalia che Consob autorizzarono un aumento di capitale-truffa che inghiottì altri 5 miliardi (lasciando le cose com’erano, ma i nuovi amministratori più ricchi!); seguito, un anno dopo, da un altro aumento di capitale-frode autorizzata dagli stessi attori, di 3,5 miliardi, ma il buco iniziale di 10 è sempre lì, e non è ancora finita.
Adesso l’UE, giustamente, dopo aver taciuto per mera ipocrisia, che l’Italia ha fornito alla banca tale quantità di risorse da far rabbrividire il nostro Pil, oltretutto senza salvarla, finalmente è costretta a intervenire: e sapete cosa fa? Pretende che i derivati utilizzati dall’ex-banda Bassotti Mussari-Vigni-Baldassarri-Ricci per nascondere le loro malefatte, d’accordo con Banca Nomura, siano escussi, il che significa un altro miliardo di buco, che già va ad inficiare i 3,5 della nuova operazione! Poi c’è da tener conto di certi aiutini, concepiti dalla Matteo Renzi & C., come quello di Poste Spa, il cui amministratore, Francesco Caio, uomo da 1,2 milioni di € l’anno di stipendio, proprio ieri salvato dal linciaggio dei suoi stessi dipendenti, ha versato sotto forma di 300 milioni in cambio della società di gestione del risparmio del MPS, Anima, di cui le Poste, impegnate a mandare a casa i postini e a fare [...]

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