Quell’improvviso raggio del tempo d’amore

Charles Swann e la serata a casa della marchesa Saint-Euverte.
«Ma il concerto ricominciò e Swann si rese conto che non avrebbe potuto andarsene prima della fine del nuovo pezzo in programma. Soffriva di restare imprigionato fra quella gente, la cui stupidità e ridicolaggine lo colpiva ancor più dolorosamente perché, ignari del suo amore, incapaci, se anche l’avessero conosciuto, di prestarvi interesse e di fare altro che sorriderne come di una puerilità o deplorarlo come una follia, glielo mostravano sotto l’aspetto di una condizione soggettiva, esistente solo per lui, la cui realtà non riceveva alcuna conferma esterna; soffriva soprattutto, e al punto che persino il suono degli strumenti gli faceva venir voglia di urlare, del protrarsi del suo esilio in quel luogo dove Odette non sarebbe mai venuta, dove nessuno, niente la conosceva, dal quale lei era totalmente assente.
Ma, tutt’a un tratto, fu come se fosse entrata, e quella apparizione gli inflisse una così lacerante sofferenza ...

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