Questo pezzo l'ho scritto che avevo 18 anni a qualcuno potrà sembrare anche provinciale. Ero al mio paese a quel tempo. Spero la lunghezza non vi spaventi.

Posato sull'insignificante scalfitto marmo della panchina di piazza, sto lì seduto, a contemplare la calma del mondo, mentre esile il vento muove ondate di verde sul giadinetto incatramato di città.
Qui vedo i ricordi, reminescenze di recente passato che continuamente passano e gemono, masturbandomi la mente epoi eccoli trascendermi, svanire fumosi sul tracciato malinconico del nulla.
schiuma che si fa e si disfa sull'umida spiaggi a ai margini della ridente riva.
Che società, che società! Continuo a ripetermi, così squallida, affetta dal morbo edonistico...puttana! Già, mondo pesto e tumefatto, a brandelli spazzato, da immondi venti di vanità e di ipocrisia, bruciato nell'aroma d'incenso al plastico, su avidi e scopiettanti falò.Fumo nero nero, che mi percuote le tmpie, cacofonia di voci, latrati di corvi, - quali macabre grida in questa notte di tenebre, ove la luna volge al tramonto e livido il sole si posa sulle nostre nudità.
Non c'è vita che pulsi nelle strade, tutti zombie in cravatta o straccioni a mendicare il tozzo di umanità che gli spetta.
Vedi putanelle giocare alle sultane sull'inclito palcoscenico di piazza o sui cubi delle discoteche, le vedi danzare seminude col perizoma o in abiti di plastica, e informi masse di bavosi danzargli sotto le "sottane".
Ecco, arrivano i "fighetti" a sbattersi le puttane, arrivano a sciami, quasi che i loro genitali fossero calamitati da ignote frequenze di polarizzazione erotica.Appare così facile la vita, matematica, automatica, un grand'emporio d'esposizione, con ogni vestito al suo posto, ogni compito assegnato: chi è nudo così per sempre resterà e, nell'attesa, verrà inscritto in sterminate liste inquisitorialie a lato pratico emarginato.
In mezzo a tanta volgarità, vedi efebi droghini senza palle, dosare l'iniezione da spararsi in vena, nell'ennesima vena, quando mille altre sono ormai otturate da mille altre sparate.
Gente ubriaca fradicia, fin dentro i precordi, avanzare randagia e brancolante sulla via di casa, schernirsi di se stessi e ridursi in berci insopportabili.Ma cosa c'è di realmente immorale e di volgare nel lasciarsi andare ai piaceri del sesso, dell'alcool, del fumo, dell'esibizione? Proprio nulla! Ma è nel vendere la propria personalità e il proprio orgoglio al Dio Vanità, al Dio passività, nel vendere le palle al proprio autocompiacimento, al proprio nichilismo, alla propria brama di piacere, al fotti- fotti di cui è intessuta la nostra società: ecco dove sta il reato, ecco il delitto più infame, dissipante la nostra umanità [...]

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