Quinto Settimio Fiorente Tertulliano La Penitenza Cap.I-VI

  CAPITOLO I.  Come i Gentili intendano male la Penitenza; in quanto talvolta provano rammarico d'avere agito bene.
Questa sorta d'uomini alla quale appartenemmo anche noi in passato; ciechi, in quanto privi della luce che proviene da Dio, conoscono e intendono che cosa sia la Penitenza, ma solo in quanto può suggerire la natura circa il fatto in sé e la considerano quindi come un sentimento dell'animo che nasce dal rincrescimento di una decisione presa anteriormente.
Del resto sono essi tanto lontani dall'averne una nozione ragionevole, quanto lo sono da Colui che è fonte e lume di ogni principio razionale: la ragione è cosa di Dio: questi è creatore del tutto e nulla provvide, nulla dispose se non seguendo ragione: e a tutto dette ordine secondo i dettami di |166 essa e non volle che ci fosse cosa che non fosse governata e retta dalla ragione, suprema moderatrice dell'umano intelletto.
Chi non riconosce Dio, deve necessariamente essere all'oscuro di quanto sia fulgore d'opera sua: non c'è tesoro che sia aperto ed esposto a persone estranee ed inesperte; ed è così che coloro che s'azzardano a traversare l'immenso oceano della vita, senza guida e il freno della ragione, non possono saper evitare la tempesta che sempre incombe minacciosa sul mondo.
Quanto poi, lungi da ogni linea razionale, i Gentili si comportino nella dottrina della penitenza, sarà sufficiente dimostrarlo anche con una osservazione sola: essi applicano in principio della penitenza, anche qualora si tratti di azioni buone e lodevoli: della lealtà si pentono: e così pure dell'amore, dell'umiltà, della semplicità di vita, della tolleranza, della pietà e misericordia, secondo che talvolta tali virtù si possano imbattere nell'ingratitudine: sono capaci di maledire sé stessi per aver fatto del bene ed è sopratutto questa la forma di penitenza che essi cercano di fissare e d'imprimere bene nel loro spirito: proprio quella che si riattacca alle opere buone: e cercano di ricordarsene bene per non dover affatto fare più un briciolo di bene ad alcuno.
Al contrario il rincrescimento d'aver commesso delle colpe, da loro ragione assai minore di preoccupazione.
Insomma, in nome della penitenza è più facile che commettano opere meritevoli di |167 riprovazione, che piuttosto seguano nelle loro azioni una linea di rettitudine e di onestà.
CAPITOLO II.  Non si può chiamare Penitenza se non quella che si rivolge ai peccati.
Se chi segue tale linea di condotta, agisse nella piena conoscenza di Dio e se per mezzo di esso avesse chiaro il concetto e [...]

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