Quintorigo, In cattività e un concerto

In bilico tra jazz e giochi schizzofrenici.
Il singolare gruppo romagnolo, composto da viola, violino, contrabbasso e sassofono e voce, ha sfornato forse l'album più maturo, più bello e completo della sua carriera (breve, ma auguro loro molti anni di musica così felice, perché i ragazzi valgono e meritano molto, ma molto di più - studi al conservatorio a parte).
Che dire poi della voce di John Di Leo, la più interessante tra le nuove generazioni, camaleontica, capace di trasformarsi da urlatore alla Mike Patton a romantico singer degli anni cinquanta? Nelle altre prove i Quintorigo si erano cimentati con David Bowie, Hendrix, e altri ancora.
Qui per la prima volta rileggono dei brani jazz: "Night and day", in una versione eccentrica, che parte da note molto basse ed esplode in un insieme di viole, violini, violoncello, sontuosamente amalgamati; e una straordinaria versione di "Darn that dream", dalla durata di ben sette minuti, che fu di Miles Davis, di Benny Goodman, e che appartiene a Jimmy Van Heusen e Edgar De Lange.
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E' un disco dagli umori dissonanti, di stagioni diverse: s'incontrano veri e propri divertissement come "Raptus", bizzarra storia quotidiana di inquilini e riunioni condominiali suddivisa in tre episodi: "Il signore inesistente", "Raptus", "La dimora inaccesa", accomunati da un intrigantissimo ritornello in inglese, mentre di Leo gioca ai cori con le sue voci multiformi.
Dieci e lode.
Che dire poi di "Illune" che apre e chiude il disco, "In cattività"? Una inquietante litania, una dolce ninna nanna notturna, con un vago sapore di tango, accompagnata da un violino e da un testo che esplora e amplifica ancor più il "sentimento" del brano.
E nella versione più lunga, quella conclusiva, magnificamente entra anche la voce di un nostro grande cantautore, Ivano Fossati, con un "cameo" (Fossati partecipa anche in un altro brano, "Dimentico", una "denuncia" intorno all'uomo moderno).
Ci sono anche i momenti più "rockettari", a partire dalla caustica e rumorosa versione di "Clap hands", rilettura del Tom Waits più ispirato, per passare a "Neon-sun" , in perfetto stile Quintorigo, a metà tra italianità (i violini) e esterofilia (il testo).
Si erano fatti notare qualche anno fa in un Sanremo con "Bentivoglio Angelina", ma questo disco è molto più avanti.
Quando i nostri italiani con le palle fanno dischi con le palle.
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