R0berto Bonuglia, "I Gingilli Indiscreti" Di Diderot

Libri Dimenticati Dai Lettori E Dagli Autori: "I Gingilli Indiscreti" Di Diderot sabato 17 aprile 2010, posted by roberto.bonuglia     Avevamo promesso, qualche tempo fa, di tornare su Denis Diderot e sulla sua opera ricordando uno dei suoi lavori meno conosciuti e meno ricordati.
Ci riferiamo al libro “I gingilli indiscreti” (Les bijoux indiscrets), alla cui lettura sarebbe davvero suggestivo avvicinarsi dopo aver letto l’epigrafe burlesca con cui Diderot terminava il proprio “Ritratto in versi” del 1778: Lorsque, sur mon sarcophage, Une grande Pallas, qui se désolera, Du doigt aux passants montrera Ces mots gravés: “Ci-gìt un sage”; N’allez pas, d’un ris indiscrett, Démentir Minerve éplorée, Flétrir ma mémoire honorée, Dire: Ci-gìt un fou … gardez-moi le secret! Versi che abbiamo lasciato in lingua madre ma che - anche tradotti - conservano l’ironica vena poetica del genio enciclopedico [«Allorchè sul mio sarcofago/una grande Pallade desolata/mostrerà al passante col dito le parole incise:/”qui giace un savio”/non vogliate, con un risolino indiscreto/smentire Minerva in pianto/calpestare la mia memoria onorata/e dire: “Qui giace un pazzo”… difendete il mio segreto»].
Nelle pagine in questione - ovvero tra "i gingilli indiscreti" di Denis Diderot - la situazione descritta nei versi del 1778, certo non a caso, si rovescia: prendendo tra le mani il prezioso libretto possiamo anche credere di trovare solo il pazzo, ma a lettura finita ci accorgiamo di aver scoperto piuttosto il savio.
L’esatto contrario, dunque di quanto ci si possa aspettare di fronte alle conquiste più inaspettate e perciò più gratificanti.
Anteriore alla maggior parte delle opere di più serio impegno, “I gingilli indiscreti” anticipano e precorrono tuttavia molti argomenti che saranno più approfonditi in altri lavori dell’intellettuale tout court.
Vi si parla di un pò di tutto: nella storia amena del sultano Mangogul e della favorita Mirzoza fanno capolino, più o meno maliziosamente, quasi tutte le questioni del secolo: dalla disputa dei partigiani dell’antico e del moderno nell’arte, alla polemica sul teatro (proprio queste pagine ispirarono a Lessing la sua "inutile" Drammaturgia d’Amburgo); dalla scienza sperimentale alla polemica sulla musica; dalla critica dei costumi a quella letteraria; e naturalmente l’opera ne acquista un significato più concreto e profondo, che trascende l’intenzione amena del primo spunto.
È un libro decisamente “morale” - intendendo il vocabolo [...]

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