REFERENDUM COMUNICATO STAMPA NO TRIV

*COMUNICATO STAMPA* *COORDINAMENTO NAZIONALE NO TRIV* *TUTTE LE BUGIE SUL REFERENDUM NO TRIV: RENZI PRENDE IN GIRO GLI ITALIANI* *Il referendum serve anche ad evitare nuove trivelle, l’unico spreco è quello del governo, che ha evitato l’election day (esponendo gli italiani a sanzioni), Inoltre, con una vittoria dei sì, non andrà perso alcun posto di lavoro.
Il Coordinamento No Triv risponde punto per punto alle dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri.
* Renzi ha dichiarato a reti unificate: "*Non fatevi prendere in giro: non è un referendum sulle nuove trivelle, che hanno già la linea più dura d'Europa.
E' un referendum per bloccare impianti che funzionano.
Io lo considero uno spreco.
Ciascuno quando voterà sì o no pensi se sia giusto che 10mila persone perdano il posto*".
*NUOVE TRIVELAZZIONI* - Votare Sì al Referendum del 17 aprile servirà, invece, anche per evitare nuove perforazioni in mare a meno di 12 miglia dalla costa.
Quella che Renzi definisce "la linea più dura d'Europa", che prolunga all'infinito la durata delle concessioni, concede alle società del petrolio e del gas tutto il tempo necessario per poter scavare nuovi pozzi all'interno delle concessioni esistenti.
Inoltre, tra i titoli esistenti entro le 12 miglia si registrano 12 permessi di ricerca: con la vittoria dei NO, il Governo si sentirebbe "autorizzato" a cambiare nuovamente le regole del gioco, lasciando campo libero alle compagnie che potrebbero far valere i permessi.
Quindi non è vero ciò che il Governo sostiene da tempo.
E cioè che entro le 12 miglia non sono più possibili nuove perforazioni.
*SPRECHI *-Il vero spreco è quello del Governo che, senza dare ascolto perfino alla seconda carica dello Stato, il Presidente del Senato, ha negato l'election day, bruciando così 340 milioni di euro.
È uno spreco anche esporre i contribuenti italiani al rischio di una pesante sanzione da parte dell'Unione Europea, che potrebbe aprire una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia.
*POSTI DI LAVORO* - La vittoria dei Sì non bloccherà subito gli impianti, che finiranno di funzionare nella data già prevista nei progetti delle società e nelle "carte" del Ministero.
Queste attività finiranno in ogni caso mediamente entro 5/6 anni.
Qualcuna un po’ prima e numerose oltre i prossimi 10 anni: tutto il tempo necessario per provvedere seriamente al futuro dei lavoratori.
La verità scomoda è che il settore del gas e del petrolio è provato di suo da una crisi dovuta al calo della domanda mondiale e da un eccesso di [...]

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