REQUIEM PER LA RIVOLUZIONE ...

Un tempo si pensava che la Rivoluzione transitasse prima attraverso l’appropriazione dei mezzi di produzione; oggi, naturalmente, passa dall’appropriazione dei mezzi di comunicazione allo scopo di regalare a ciascuno una testa pensante e una coscienza cittadina.
Non è un’utopia? Il gusto del potere è così contagioso da essere riuscito a contaminare tutti i tentativi di rovesciamento, di cambiamento, di trasformazione.
Bisognerebbe screditare il potere, ma lo è già grazie alla sua corruzione, ai suoi abusi, alle sue ingiustizie.
Nella società dello spettacolo, tutto ha una portata spettacolare che imbottisce ogni avvenimento di vanità mentre ne annienta la gravità.
L’informazione non è più che allenamento all’indifferenza.
La necessità della Rivoluzione ha quindi tutto a sfavore e da qui la convinzione della sua impossibilità.
Perché questa impossibilità non potrebbe essere ugualmente utopica? Un’utopia di potere che, piuttosto che allontanarla con la repressione, ha avuto l’intelligenza perversa di rendere le menti inadatte a reclamarla.
Il problema è sempre, da Marx e da Rimbaud in poi, di trasformare il mondo e di cambiare la vita.
Coloro che non vi rinunciano sono più che mai isolati: hanno in comune di non rassegnarsi poiché la necessità li arma di una pazienza senza limiti fuori dalla quale la vita non avrebbe alcun senso.
Eppure non s’illudono: sanno bene che la necessità deve venire alla luce con una brusca rivelazione che, d’un tratto, la generalizza.
Allora, proprio in quella precipua luce, le menti si educano in fretta, e provvisoriamente o definitivamente, mettono fine all’impossibile… Bernard Noël

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