RUDYARD KIPLING, GLI OPERAI AL FRONTE E LA GRANDE GUERRA

  Mi lancio in un post un po' lungo, ma l'argomento è interessante e poco trattato.
L'occasione del Centenario e di ricerche avviate con nuove prospettive è allettante, soprattutto perchè consente di muoversi in un terreno poco esplorato, nonostante l'impatto che il lavoro al Fronte ebbe per tutta la durata del conflitto.
Impatto umano, non solo funzionale.
Gli operai e le operaie ebbero un ruolo determinante, al pari dei soldati con cui condividevano sforzi, rischi, paure, fame e malattie.
Scarsa invece la letteratura a riguardo e più scarsa ancora la memoria a loro tributata.
Anche molti operai sono caduti in guerra.
C'è una raccolta di articoli, scritti da Kipling nel 1917 e raccolti nel volume “La guerra nelle montagne”, che rappresenta una sorta si reportage sul lavoro al Fronte.
Una serie di flash distribuita nel testo che come una sequenza fotografica rivia a quegli uomini ed al loro lavoro ed alle mie riflessioni.
Un ricordo per tutti loro che hanno sostenuto gli altri, impegnati assieme nella sopravvivenza.
Come un volo di pietre aguzze del Carso.
Il lavoro al Fronte è uno degli aspetti più tecnici della guerra che spesso non viene preso in considerazione.
Il grande sforzo bellico non riguardò infatti soltanto gli armamenti e i soldati impegnati in trincea, ma anche tutta quella serie di infrastrutture create ad hoc per raggiungere le cime più impervie delle montagne: chilometri di vie arroccate e chilometri di gallerie, monorotaie e teleferiche per facilitare il trasporto di mezzi ed uomini.
E poi baraccamenti, chilometri di trincee, infermerie scavate nel ventre delle montagne, sentieri di arroccamento e muri di contenimento.
Soltanto di trinceramento si scavarano tanti chilometri da poter doppiare l'equatore.
Un lavoro immane, compiuto quasi sempre in condizioni climatiche avverse, sotto il costante pericolo di vita.
Furono gli operai militarizzati, i borghesi, a realizzare tutto ciò.
La vita dell'operaio era come quella del soldato: le stesse privazioni, gli stessi pericoli, le stesse paure e malattie.
Le uniche differenze: la paga e l'età.
Gli operai ricevevano infatti una paga maggiore; spesso erano assunti con un contratto regolare dalle ditte che avevano appaltato i lavori al frogiorno ente.
Un operaio minatore poteva guadagnare 6.5 lire al  poteva anche fare il cottimo! Ma si poteva scegliere di fare l'operaio? Non proprio.
I comandi del Genio avevano bisogno di manodopera per approntare le difese.
Ogni Comune era quindi obbligato a fornire liste di operai reclutati tra gli uomini che non [...]

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