Rabbia e paura

Rabbia e paura   I connazionali sono sempre più arrabbiati, impauriti e pieni di rancore, non perché gelosi del successo di papi (come lui vorrebbe far credere).
Rancorosi, arrabbiati a causa del ritardo con il quale quest'uomo ha affrontato la crisi (peraltro, da lui, sempre negata) pronti per derive di destra, populiste e qualunquiste (Peppe Cicala è la vivente dimostrazione).
Non più lotta di classe, dunque, per la riconquista di una società civile ed equa, ma, “si salvi chi può”! Questo è, in estrema sintesi, il risultato dell'annuale appuntamento del Censis, che fotografa la situazione nazionale.
Ovviamente le parole ed il giudizio sono molto più edulcorate, come si conviene ad una struttura pubblica, ma identiche nella sostanza.
“Negli ultimi tre anni - riferisce - gli italiani sono diventati più preoccupati (52 per cento) e più arrabbiati (50,5 per cento), il 45 per cento cento a nutrire una minore fiducia nel futuro (tra i giovani di 18-29 anni questa percentuale sale al 57 per cento).
La nostra è una società seduta che non ha grandi speranze per il futuro, che anzi prova timore e reagisce con rabbia e rancore verso la politica.
Una società impersonale che vive con la tendenza a fare da spettatrice di quello che accade e poi inveisce contro tutto e tutti: una miscela potenzialmente infiammabile, come accaduto altrove”.
D'altra parte, per quanto dura, la crisi non provocherà alcuna lotta di classe (siamo italiani, o no?).
Se un tempo tutto si coagulava intorno all'appartenenza di classe e all'identità politica, oggi non è più così.
I fattori di tensione sociale sono individuati nel conflitto tra ricchi e poveri (18 per cento).
Solo il 6 per cento degli italiani avverte tensioni derivanti dalla diversità delle opinioni politiche (tanto sinistra, centro, destra, sono “tutti uguali”).
A tenerci insieme, a farci sentire vicini agli altri, è la la comunanza degli stili di vita.
Il 26 per cento dichiara che le persone alle quali si sentono più vicini sono quelle che hanno stili di vita simili, cioè che hanno lo stesso tenore, un rapporto simile anche per i consumi.
Con siffatta situazione il popolo italiano non si indigna contro chi la crisi l'ha sempre negata, ma si indigna contro la cosiddetta “classe politica” (come se la classe politica davvero esistesse), ma non s'indigna contro se stesso, che ha promosso “questa” classe.
 

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