Rapine ai portavalori Banditi incastrati dai Ros

Cronaca 27 gennaio 2013 Rapine ai portavalori Banditi incastrati dai Ros Due nuove informative incastrerebbero il gruppo capeggiato dai paganesi Fondamentali le tracce di dna rilevate sui luoghi di alcuni colpi sull’A3 PAGANI.
Due nuove informative curate dai carabinieri del reparto operativo speciale di Salerno aggiungono nuovi importanti elementi all’indagine originariamente chiamata “Fabbro” sulla banda specializzata nelle rapine ai furgoni portavalori.
I due rapporti coordinati dal sostituto procuratore antimafia Vincenzo Montemurro arricchiscono il complesso quadro investigativo già gravato contro il gruppo di indagati in carcere da diversi mesi.
Alcuni giorni fa era arrivata una nuova ordinanza di custodia cautelare per il paganese Alfonso Manzo, uno del gruppo, basata in gran parte sulla prova del Dna effettuata su alcuni reperti.
L’indagato, già ristretto in carcere per la stessa vicenda, con l’annullamento incassato da parte della Cassazione di una precedente misura nell’ambito di indagini collegate, in questo caso risponde di partecipazione materiale a due singole rapine.
Le due nuove informative, vagliate dall’ufficio della Dda, sono state depositate ad integrazione del precedente materiale investigativo raccolto entro il ventitrè gennaio.
L’azione inquirente prosegue dopo che la Cassazione aveva precedentemente annullato con rinvio al riesame alcune delle originarie misure di custodia cautelare.
In particolare aveva cassato le ordinanze per Manzo e altri tre dei coinvolti nell’inchiesta madre, Gerardo Calabrese, Enrico Laierno e Gaetano Ceglia, rinviando per tutti ad una nuova pronuncia del riesame.
Gli altri indagati sono i paganesi Mario De Maio, Antonio Cascone, Vincenzo Erra e Pietro Sassolino, con i due elementi originari di Acerno, Alfredo Cuozzo e Mario Zottoli, oltre all’altro paganese finito in carcere per una pistola, Maurizio Annunziata.
Il gruppo secondo l’antimafia costituiva la batteria dedita ai colpi ai furgoni portavalori.
Il primo elemento cautelare fu il fermo di indiziato di delitto eseguito circa un anno fa, in una primissima fase, con una successiva ordinanza di custodia cautelare.
Le accuse contestate a vario titolo comprendevano in prima fase la detenzione di munizioni e armi con accessori di vario genere, l’associazione a delinquere di stampo mafioso, sostenuta dalla procura ma non ravvisata dal gip, con attesa per decisive attività di esame scientifico per l’episodio dell’assalto al portavalori del settembre 2011 sull’autostrada Napoli-Salerno [...]

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