Rassegna Stampa. "Corriere.it", burocrazia inossidabile. Chi detiene le vere leve del potere. "E il Comune di Lipari è lo specchio fedele..."

di Francesco Giavazzi Uno dei motivi, forse il principale, per cui il governo guidato da Mario Monti non è riuscito a tagliare la spesa pubblica è stata la scelta di mantenere al loro posto, quasi senza eccezioni, tutti i grandi burocrati che guidano i ministeri.Il nuovo governo ha tempo fino al 31 maggio per decidere se confermare gli alti dirigenti dei ministeri: capi di gabinetto e degli uffici legislativi, capi dipartimento, direttori generali.
Chi non verrà esplicitamente confermato, automaticamente decadrà.
È una delle scelte più importanti delle prossime settimane.Accadde qualcosa di analogo con il primo esecutivo Berlusconi.
I nuovi ministri della Lega che scesero a Roma nel 1994 – Giancarlo Pagliarini, Vito Gnutti, Roberto Radice – erano uomini concreti, abituati a gestire imprese, inesperti di burocrazia romana.
Al suo primo giorno di lavoro il neoministro del Bilancio, Pagliarini, dopo aver letto un documento della Ragioneria generale dello Stato, a suo avviso incomprensibile, disse: «Bisogna rifare il bilancio dello Stato da zero.
Se continuano a scriverlo così, solo la Ragioneria generale lo capisce e solo loro decideranno».
Il monopolio delle informazioni è il vero motivo della potenza della burocrazia.
Gestire un ministero è una questione complessa: richiede dimestichezza con il bilancio dello Stato e il diritto amministrativo e soprattutto buoni rapporti con i burocrati che guidano gli altri ministeri e la presidenza del Consiglio.
Gli alti dirigenti hanno il monopolio di questa informazione e di questi rapporti, e tutto l’interesse a mantenerlo.
Hanno anche l’interesse a rendere il funzionamento dei loro uffici il più opaco e complicato possibile, in modo da essere i soli a poterli far funzionare.
E così quando arriva un nuovo ministro, animato dalle migliori intenzioni, a ogni sua proposta la burocrazia oppone ostacoli che appaiono incomprensibili, ma che i dirigenti affermano essere insormontabili.
Giancarlo Pagliarini perse la sua battaglia con la Ragioneria e in quel 1994 nulla cambiò.
Mario Canzio, l’attuale Ragioniere generale dello Stato, entrò in Ragioneria nel 1972, 41 anni fa, come funzionario dell’Ispettorato generale del Bilancio, l’ufficio che ha il controllo della spesa pubblica.
Da quel giorno la spesa pubblica al netto degli interessi è cresciuta (ai prezzi di oggi) di circa 200 miliardi, dal 32 al 45 per cento del Pil.
Da quando, otto anni fa, fu nominato Ragioniere generale, è cresciuta di oltre 30 miliardi.I sindaci durano in carica cinque anni, con la [...]

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