Recensione: La Bussola d'Oro

Regia: Chris Weitz Interpreti: Nicole Kidman, Daniel Craig Sceneggiatura: Chris Weitz Distribuzione: 01 Distribution Produzione: New Line Cinema Durata: 113 min   Forse sarebbe opportuno inaugurare la rubrica delle recensioni con un buon film, se non altro per scaramanzia.
E invece no; citando David Carradine in Kill Bill vol.1 “Sono proprio io, all’apice del mio masochismo”.
In breve, La Bussola d’Oro è un film semplicemente brutto.
Il mio articolo potrebbe benissimo finire qui, ma siccome sono professionale (e in fondo in fondo, è bello sfogarsi smontando una pellicola con un ghigno diabolico dipinto sul volto) analizzerò in maniera approfondita pro (pochi) e contro (innumerevoli) del fantasy natalizio 2008.
  Lyra (Dakota Blue Richards), un’orfanella di 12 anni, vive a Oxford in un universo parallelo dove gli uomini vivono al fianco dei loro daimon, rappresentazioni fisiche dell’anima dell’individuo in forma animale; insieme al suo daimon Pan viene a conoscenza tramite suo zio e tutore Lord Asriel (Daniel Craig) dell’esistenza di una bussola d’oro che se utilizzata a dovere riesce a rispondere a qualsiasi quesito gli venga posto.
Affidatagli la bussola dallo zio, Lyra dovrà affrontare mille difficoltà, braccata dalla crudele Mr.
Coulter e dal Magisterium, un’organizzazione che mira a conquistare tutti gli universi, e aiutata nella sua missione (salvare i suoi amici catturati dagli Ingoiatori) dall’orso corazzato Yorek e dall’aeronauta Scoresby (Sam Elliot).
    La New Line , major che nel 2001 portò sullo schermo la fantastica trilogia del Signore degli Anelli facendo sfaceli al botteghino e riportando in auge il genere Fantasy, ha speso circa 300 milioni di dollari per la realizzazione di questo film, trasposizione del primo episodio della trilogia letteraria di Philip Pullman “Queste Oscure Materie”,  nella speranza che gli incassi possano risollevare la società dalla disastrosa situazione finanziaria in cui versa.
Certo ci sarebbe da discutere sulla bontà della decisione di affidare un progetto così importante a un regista inesperto come Chris Weitz (che prima d’ora ha diretto solamente robetta scadente tipo American Pie e About a Boy) e di puntare una così mastodontica somma di denaro su un brand non troppo conosciuto e tutto sommato di scarso appeal sulle masse.
Purtroppo i dubbi di chi esprimeva diffidenza nei confronti di tale scelta si sono rivelati decisamente fondati sia sul piano qualitativo che su quello economico (il film sta guadagnando pochissimo).
La Bussola [...]

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