Referendum, Saggese (Lista Maroni): serve un no per dire s� alla democrazia

«II referendum del 4 dicembre deve essere scongiurato perché lede la democrazia quale unico strumento in mano ai cittadini per partecipare alla vita politica e, con essa, a quella economica e sociale del paese.
Dopo aver eliminato (con legge ordinaria) gli elettori dall’elezione dei Consigli provinciali, ora avanti tutta anche con il Senato, tenendo presente che, sull’opera di demolizione dell’esercizio del voto, non abbiamo la certezza che finisca qui; del resto abbiamo ancora da demolire i Consigli comunali, regionali e la Camera dei Deputati».
È quanto osserva Antonio Saggese, consigliere regionale del Gruppo “Maroni Presidente”, che ieri sera a Carugate (Mi) ha preso parte, insieme al capogruppo, Stefano Bruno Galli, a un affollato confronto pubblico sul tema del referendum costituzionale del 4 dicembre.
«Mi rendo conto che l’argomento è complesso e difficile – riprende Saggese – ma non è difficile comprendere che questa riforma è stata decisa dalla Direzione di un solo partito.
Ciò non ha permesso quel confronto necessario, presente invece nella fase costituente del 1947, che potesse valorizzare idee diverse ma che confluirono allora in un unico progetto costituzionale capace di rappresentare l’intero popolo italiano.
Tra chi sosteneva uno Stato liberale e democratico e chi invece uno Stato socialista o improntato ai valori della solidarietà cristiana si realizzò la nostra Carta Costituzionale.
Essa fu l’espressione del “compromesso” tra le varie anime politiche tutte presenti in quel particolare momento storico.
Il compromesso, il bilanciamento tra le varie anime politiche presenti oggi, con questa riforma, non sta avvenendo».
«Ritengo che si debba respingere il tentativo del centrosinistra di travisare i contenuti della riforma e che si debba evidenziare l’incoerenza politica di chi varò nel 2001 la riforma del Titolo V della Costituzione.
Dopo aver sbandierato, in passato, che la Costituzione Italiana era la più bella del mondo, oggi lo stesso centrosinistra la rinnega.
È una riforma – conclude Antonio Saggese – che inventa un Senato “senza superare il bicameralismo” con la scusa della finta riduzione dei costi: i consiglieri regionali e i sindaci, che dai loro territori si dovranno trasferire nell’Aula romana, continueranno a produrre costi per il nostro apparato».

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