Referendum Trivelle: domenica si VOTA: SI, NO, ASTENERSI?

Concludevo il precedente post con la rivendicazione che soprattutto noi lucani dovremmo ostentare, riconoscendo che la vera vergogna di questo popolo è l’Istituzione regionale che sin dai tempi dell’insediamento dell’Eni in Val d’Agri ha gestito la partita nel peggiore dei modi.
Specificando che le responsabilità per quanto accaduto non sono addebitabili all’attuale Presidente (Pittella) ma soprattutto agli ultimi due suoi predecessori (Bubbico e De Filippo, entrambi componenti dell’attuale Governo: questa è la vera colpa di Renzi).
Alla nostra Regione non ha mai interessato altro che continuare a prendere SOLDI dalle trivellazioni, per disporne liberamente e realizzare il NULLA: cosa regolarmente avvenuta e che si desidera continuare opponendosi alla volontà “accentratrice” del Governo centrale, partecipando alla "cricca" della “creazione” del Referendum anti TRIVELLE, con altre 8 Regioni (inizialmente erano 10 ma l’Abruzzo ha fatto un passo indietro).
Non prendiamoci in giro.
E’ credibile che “stabilire la durata delle concessioni delle estrazioni petrolifere” si perviene alla difesa ambientale del territorio e dei mari? O peggio ancora: ma in quale altra parte del mondo decisioni che riguardano la politica energetica nazionale sono lasciate alla discrezionalità decisionale delle Regioni? La verità è che per “salvaguardare” un potere ultra appetitoso, quello delle Regioni, si è voluto creare un ambito di confusione per sobillare le popolazioni interessate: come quella Lucana che è rimasta inerte di fronte alla realtà vissuta.
Quale? Riflettiamo su quello che si è voluto fare con Tempa Rossa.
Entrando nel merito occorre dire che con il famoso emendamento introdotto in Legge di Stabilità si facilita la costruzione di infrastrutture strategiche per il trasporto del petrolio.
Si autorizza l’ampliamento della banchina del porto di Taranto per far attraccare petroliere, caricare il greggio estratto in Basilicata per portarlo all’estero dove verrà raffinato.
Già il petrolio lucano viene esportato grazie a Tempa Rossa.
Le tanto “pubblicizzate” convenienze per il territorio sono solo le royalties che i petrolieri pagano alla regione.
Poi è tutto sfruttamento del territorio, costruzione di oleodotti, e veleni, come la magistratura ci ha raccontato, con buona pace dello sviluppo sostenibile.
Quindi tutto è riconducibile alle ROYALTIES che la Regione Basilicata consegue da anni e di quei SOLDI non ha mai rendicontato il popolo Lucano che come prima, peggio di prima continua a [...]

Leggi tutto l'articolo