Renzi e Merkel uniti a Berlino di Eugenio Orso

Se Totò e Peppino, ai loro tempi erano divisi a Berlino, a causa di un muro mai abbastanza rimpianto, Renzi e Merkel ci sono parsi uniti sempre a Berlino, in letizia e relativa concordia.
Sì, perché il “golden boy” del collaborazionismo nostrano se n’è andato in visita proprio là, nella tana del lupo posthitleriana.
I crucchi gli hanno tributato persino gli onori militari, nonostante il disprezzo che covano per gli italiani e gli altri mediterranei.
Angela Merkel, che se ne frega di quanto sangue costeranno le riforme in Italia, dice d’essere rimasta veramente impressionata, trattandosi di un cambiamento strutturale.
Se ben ricordate, quando Monti ci massacrava con le controriforme, la Merkel dichiarava che era un piacere “lavorare” con Mario.
L’eurokapò Schaeuble, vero ministro delle finanze nell’euroreich, che ha incontrato il suo collega Padoan messo all’economia dai poteri esterni, avverte che non è rinviabile il “consolidamento delle finanze statali”.
Qui sta il punto, il vero vulnus che farà cadere tutto il castello di carte renziano.
Un futuro fatto di fiscal compact, tre per cento (o addirittura due virgola sei) non derogabile, riduzione forzata del debito al ritmo di cinquanta o sessanta miliardi l’anno.
Il patto di bilancio europeo è sacro – almeno per l’Italia – e combinato con la soglia invalicabile del tre per cento deficit/ pil, impedirà automaticamente l’aggancio di qualsiasi ripresa o ripresina.
Non ci vuole molto a capirlo, sempre che non si sia euroservi liberisti e per di più in aperta malafede.
Sono ancora attive tutte le gogne che l’eurolager riserva all’Italia e l’”allentamento del rigore”, alla fine della fiera, state pur certi non sarà possibile.
Non si riforma l’irriformabile, cioè unione, trattati e moneta unica, e la distruzione del manifatturiero nazionale continuerà, a tutto vantaggio dei tedeschi.
I toni a Berlino sono stati però concilianti, di parziale approvazione delle Renzi-riforme, essenzialmente perché si avvicinano le elezioni che rinnoveranno il parlamento europide.
Ventotto paesi interessati con oltre mezzo miliardo di abitanti, ma fra un paio di mesi tutto sarà finito.
Poi, dopo una pausa di relativa bonaccia – naturalmente se gli “euroscettici” non trionferanno ovunque in modo sorprendente e clamoroso – calerà la definitivamente la tela sui presunti sogni di Renzi.
Senza che si cambi verso rispetto a questi anni di crisi indotta, di perdita completa della sovranità e di politiche recessive.
Gli astuti crucchi [...]

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