Revenez!

I passi si susseguono, lentamente, inesorabilmente.
  Sento l'erba piegarsi sotto le suole degli stivali.
  Il riflesso del sole invade le cime degli alberi.
Il mio turno è concluso.
Sto tornando a casa.
Il fumo della sigaretta mi scalda le dita.
Esce, dolcemente, dalle mie labbra.
Mi punge la lingua.
  Non sto seguendo l'usuale direzione.
Non importa.
Per oggi non mi sento più obbligato.
A niente.
Nei confronti di alcuno.
Solo.
Finalmente.
  Finalmente...
  Uno dei tanti suoni che sono obbligato a sentire, in questo luogo.
Flauti.
Arpe.
Chitarre.
Un ritrovo gioioso, in piena luce.
Uomini e donne.
  Danzano.
Si divertono.
Si godono la vita.
  Non come me.
Sfatto.
Da ieri mattina, non vedo un letto.
  Proseguo, verso il suono.
Chissà quanto tempo fa è iniziato! Sembra un gioco.
Un gioco innocente.
Non sono moltissimi.
Tre, quattro coppie.
Ed i musicisti.
Immagino che, a turno, giochino il ruolo del ballerino, e del suonatore.
  Potrei osservarli.
Sono piuttosto innocuo.
Nient'affatto attraente.
Ne sono certo.
  I fischi dei flauti mi svegliano.
Non sono carezzevoli come i suoni che amo...
Hanno sempre uno stranissimo effetto, su di me.
E' come se mi stringessero e mi scuotessero.
Come se io fossi colpito da un fulmine.
O da una raffica di vento.
  Come ora.
  Come ora, che vedo quell'abito rosso girare.
Girare, accarezzando la figura che l'indossa.
E' rosso scuro.
Ogni qualvolta la gonna viene sollevata, vedo degli stivaletti colore del cuoio muoversi ritmicamente.
Saltelli.
Passi.
Momenti di immobilità.
  Lunghi capelli biondi sfiorano spalle morbide.
Sono raccolti, quasi completamente.
Una corona di fiori è stata intrecciata, e li sorregge.
Rose e margherite.
Vedo il verde dei gambi ed i diversi colori dei petali.
  Un volto accaldato.
Un sorriso felice.
  Un gioiello del colore dell'abito è adagiato tra i seni.
Assieme a qualche fiore.
  Due dolci occhi blu osservano, incantati, l'uomo che, con brevi movimenti dei polsi e con sapienti prese, tiene quel corpo, custodito da qualche metro di velluto.
Rosso.
Come le rose.
Come il rubino.
  Come i riflessi del sole.
  La sigaretta si è spenta.
  Sono talmente bravi che, questa volta, ne sono rimasto colpito.
Non è uno spettacolo sconosciuto, per me...
Eppure, questa volta è diverso.
  Molto diverso.
  "Forse potrei essere il prossimo a condurvi, signora?"   Ho parlato, indipendenemente dalla mia volontà.
  Egli è rimasto immobile, muto.
Mi osserva come si potrebbe scrutare una creatura sconosciuta.
  Sta a lei, rispondermi.
Vorrei fuggire [...]

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