Ri-Serendipità

Serendipità storica, ricordate? Ne avevamo parlato qui, e qui, e altrove - perché non c'è niente da fare: ogni tanto capita.
E cominciamo con la definizione che io credevo di ricordare farina del sacco di Diana Gabaldon*, ma sono andata a ripescare la pagina in questione** e ho scoperto che DG l'attribuisce a un romanziere/a storico/a di sua conoscenza: [La condizione per cui] quando si arriva al punto in cui diventa necessario...
(gasp!) inventare qualcosa, le scelte narrative non solo sono storicamente plausibili, ma molto spesso si rivelano a posteriori per nient'altro che l'onesta verità.
Ecco, non so se a me capiti davvero molto spesso, ma indubbiamente capita.
E vi ho anche già raccontato ripetutamente di che genere di enorme soddisfazione sia, per cui non lo farò di nuovo - o forse solo un pochino, per mettervi a parte del vago senso di vertigine.
Più che vago, a dire il vero, perché viene con l'impressione di avere aperto una finestra su un altro secolo, e di avere visto qualcosa - qualcosa.
Ma non importa - o meglio, importa solamente perché è successo di nuovo.
In piccolo, se volete: in una scena del primo capitolo avevo mandato il celebre buffone Dick Tarlton ad assistere alle prove della compagnia del mio protagonista - e sghignazzarne - in un'altra locanda.
Considerando quanto fosse competitivo e piccolo al tempo stesso l'ambiente teatrale elisabettiano, non era un enorme sforzo di immaginazione - ma nondimento è stato soddisfacente ritrovare in un documento dell'epoca la descrizione di una scena molto simile, una visita teatral-concorrenziale di Tarlton ad altri teatranti, proprio nella locanda in cui l'ho piazzata...
Finestra aperta.
Qualcosa - qualcosa.
In realtà, lo ripeto, non era un salto logico particolarmente improbabile, e altrettanto in realtà, le cose sono cambiate da quando ho scritto la scena, ed è possibile che debba spostare la "mia" compagnia - e di conseguenza la scena - altrove.
Ma non cambia molto le cose: Dick Tarlton faceva queste cose, e non c'è proprio nessun bisogno di considerarla un'occasione isolata e irripetibile.
E dunque credo di poterlo considerare un ulteriore piccolo attacco di serendipità storica.
Se vuol succedere ancora, non ho obiezioni di sorta.
_____________________________________ * Sì, Diana Gabaldon.
Ho letto La Straniera secoli orsono, quando è uscito in Italia per la prima volta.
Molti e molti anni prima che se ne traesse una miniserie.
** La deliziosa introduzione al brillante A Plague of Angels, un volume dei Carey Mysteries di P.F.
Chisholm - su [...]

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