Ricetta Ocse per l'Italia: meno tutele al lavoro e riforma del fisco. Ma così non si aumenta solo la disparità sociale?

Rapporto Ocse: L'Eurosistema ha fornito un supporto molto sostanziale nell'ambito delle operazioni per alleviare le tensioni nel finanziamento in Paesi come Grecia e Portogallo ma anche Italia e Spagna.
Le riforme strutturali aiuterebbero i Paesi in crisi a recuperare.
"C'è una crisi acuta a livello economico, di bilancio e finanziario in paesi che sono diventati pesantemente dipendenti dall'indebitamento estero durante la ripresa del ciclo del credito, soprattutto Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna.
La bassa crescita in Italia combinata con un alto debito pubblico e un effetto contagio ha indotto simili pressioni".
Quindi in Italia dopo la pressione fiscale, le riforme: meno tutele al lavoro e riforma del fisco.
Ma così non siamo sempre dipendenti dal debito, dalle banche e dal rating?
"La risposta è questa: i paesi che fanno parte dell’unione monetaria europea non hanno gli strumenti che possono avere altri paesi per migliorare le loro economie ed evitare una vera e propria crisi fiscale.
Giappone e Usa hanno una banca centrale che può acquistare titoli direttamente dallo Stato, stampando dollari o yen, nel caso in cui i mercati rifiutino di farlo.
Ciò consente di mantenere forti disavanzi facendo politiche fiscali espansive per sostenre l'economia in tempi di crisi, senza incorrere in grossi problemi immediati di sfiducia dei mercati e insostenibilità del debito.
Resta ovviamente il grave problema dell'inflazione, se l'espansione monetaria non è ben diretta verso l'economia reale invece che verso la speculazione, e ben controllata.
La Bce, per decisione statutaria, adotta una politica di tipo monetarista, secondo la quale la Banca centrale si deve limitare a seguire la semplice regola di fissare a priori il tasso di crescita della moneta che deve essere molto contenuto, perché se la moneta in circolazione cresce troppo i riflessi si avranno, anziché sulla produzione, sui prezzi, con una conseguente impennata dell’inflazione.
Secondo i monetaristi la politica fiscale è comunque completamente inefficace e può provocare effetti benefici solo per un breve periodo.
Da qui l'impossibilità della monetizzazione del deficit e l'importanza assegnata al pareggio del bilancio.
Quindi l'acquisto di titoli pubblici per alleviare la crisi può a rigore avvenire solo sui mercati secondari senza corrispondente emissione di moneta."

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