Ricordando Alberto Sordi

Inserisco volentieri un mio scritto che dedicai ad Alberto Sordi nel giugno 2000 quando fu Sindaco per un giorno della Capitale.
Er Sindaco dei miei sogni…  Per Sindaco vorrei un uomo di bell’aspetto e dallo sguardo sereno.
Uno d’altezza media e di età ricca.
Brizzolato di saggezza.
Non troppo tondetto ma per la sua salute.
Abbondante magari ma solo per le idee copiose.
Che non dubiti  troppo a lungo.
Che non urli se non serve.
Che non meni, per picchiare, manco per scherzo.
Che non  rubi niente tranne, all’occorrenza, condividere le belle iniziative.
Un uomo di larghe vedute, giubilante.
Un Sindaco col pollice verde e che non sprechi niente.
Uno che osservi il rispetto per la buona volontà degli altri.
Un Sindaco dall’audience e dall’anima gagliarda.
Una mente operosa che renda creativa e gioiosa ogni cosa.
Un corpo nutrito dell’essenziale e che integri al meglio ogni carenza.
Con l’occhio sornione tendente al marrone del buon cagnolone fedele.
Che rida e che pianga di gioia vedendo l’amico del cuore che dopo anni di duro lavoro, ha fatto carriera e sta bene.
Un uomo, Signore, che sappia capire velocemente dove stia la ragione di casa.
Che pensi che il poverello ha un cuore più grande di un castello.
Un uomo così, se dovesse esistere, ditemi subito dov’è, perché lo voterei ad occhi chiusi – pure senza nome - voterei per questo sconosciuto che conforta la speranza che ancora a questo mondo nulla sia perduto… …De crede che su ‘sta terra c’è chi vive pe’ penzà  ag li altri, tutti, senza temé d’esse preso pe’ ‘no sprovveduto arretrato che sa bene che nun è de moda, propio pe’ gnente er costume de fa quello che non se deve e che è veramente  IN  avecce in mano un core grande come è grande Roma che così non sarebbe manco  pe’ sogno quella Ladrona ne’ più tanto sola come un’orfana abbandonata dai valori veri, che servono a formà quella famiglia che  stà a dimostrà che single sarà bello ma non è un romano vero chi vò sta’ solo sempre e non sa mai, pure volendo, con chi potè  parlà e pure litigà all’occorrenza non ha neppure un cane che lo possa accarezzà e consolà.
Un Sindaco dabbene, direbbe quello che di  educazione se ne intende.
Un Sindaco che s’alzi presto la mattina pe’ andà all’asilo a controllà e assaggià la minestrina de’ li ragazzini.
Un Sindaco che a Capodanno vada a giocà a briscola cor vecchietto ottuagenario.
Un Sindaco che er 1° maggio vada a far festa con tutte le casalinghe come da provette del mercato e dije grazie [...]

Leggi tutto l'articolo