Ricordo del Padre missionario Pancrazio Di Grazia

Rilasciai su questo blog un ricordo del padre missionario Pancrazio Di Grazia quando casualmente fui informato della sua morte.
Mi parve significativo averlo saputo, sebbene in ritardo, nel tempo glorioso della Risurrezione del Signore, e mi affrettai a rilasciare  un ricordo di lui.
   Di qui in avanti lo chiamerò Benì, come lo chiamavo da ragazzo e come sono chiamati a Tricarico coloro che hanno nome Pancrazio, prevalentemente se figli di padri con storia di emigrazione in America.
Il mio amico Pancrazio Desopo, emigrato in America nel 1954, col quale sono rimasto in contatto epistolare e  telefonico fino alla fine della sua vita, mi dette una strana spiegazione di questa metamorfosi del nome Pancrazio: pare che gli oriundi tricaricesi ritenessero che, nella lingua del nuovo continente,  la versione di Pancrazio sia Benjamin, da cui l’abbreviato Benì.
Pancrazio Desopo, che a Tricarico era sempre stato eccezionalmente chiamato Pancrazio e non Benì, firmava le sue lettere col nome Pancrazio, ma sul retro della busta scriveva come mittente Benjamin: From Benjamin Desopo.
   Benì Di Grazia è stato un mio compagno degli anni dell’infanzia, più anziano di me di tre mesi (e non più giovane di un anno, come scrissi erroneamente nel precedente post).
Sugli undici anni le nostre vite si divisero.     Io ero amico del padre Andrea, detto Carmusin, fervente democratico cristiano e frequentatore assiduo della sezione della Democrazia Cristiana, di cui io sono stato segretario per alcuni anni; Andrea mi dava notizie del figlio e me ne parlava con struggente nostalgia e orgoglio, ma con la ferma convinzione che il figlio fosse stato indotto con un imbroglio a dedicarsi alla vita missionaria.
Gli obiettavo che faceva torto alla fedele vocazione di Benì, della quale, peraltro, Andrea, con inavvertita contraddizione, era fiero.
   Successivamente ho acquisito testimonianze dalla sorella Maria Carmela, da Angelo Aragiusto e dal successore di Benì nella titolarità della sua missione nel Borneo , che mi inducono ad aggiornare quel ricordo.
     Per l’età avanzata e una vita d’inenarrabili privazioni e disagi in lontane regioni dell’Estremo oriente, funestate da guerre e rivoluzioni, la notizia della morte di Benì non mi sorprese.
Le privazioni e i disagi non erano solo immaginate, ma mi venivano riferite dal padre.
Mi interrogai sul senso di una vita vocata al sacrificio più grande per sé e imposto alla famiglia, e provai la commozione e l’emozione di cielo e terra che si toccano per opera di un [...]

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