Ricordo del prof Umberto Veronesi

Umbrto Veronesi e Giorgio Baratelli a Roma, nel 2006, in una pausa di un congresso mentre discutono sulla proposta di revisione del sistema TNM.
GM Baratelli.
"Rethinking" the modifications of TNM classification of breast cancer, proposed by Veronesi et al.
Breast.
2007 Apr;16(2):109.
  https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17291756       Lezione del 12 ottobre 2016 dell’Accademia di Senologia Ieri ho iniziato la lezione ricordando ai miei ragazzi il prof Umberto Veronesi, che ho avuto la fortuna di conoscere e di avere come Maestro.
In settimana è morto, quasi in silenzio perchè la notizia è stata in parte oscurata dalle elezioni americane.
E’ stato un grande maestro, e mi inorgoglisce  il fatto di averlo avuto.
Ed è un vanto per tutta la senologia italiana.
A lezione ho proiettato l’immagine di un sentiero della montagna più bella del mondo, la Grona, e ho fatto riflettere gli studenti sulla differenza che c’è tra sentiero e strada: la strada viene costruita, il sentiero si fa camminando passo dopo passo, con costanza e determinazione.
Veronesi è stato un grande perché ha saputo tracciare un sentiero, quello della chirurgia conservativa per il tumore della mammella, proponendo prima la quadrantectomia e poi la biopsia del linfonodo sentinella.
E’ stato un sentiero in salita e non facile, proprio come lo sono i sentieri di montagna.
All’inizio degli anni 70 quando aveva proposto la sua quadrantectomia, che andava controcorrente in un’epoca dove il credo dominante era che l’estensione della demolizione chirurgica aumentava le possibilità di guarigione, era considerato un eretico, quasi un pazzoide, tanto che, come ci raccontava in sala operatoria con il suo sorriso bonario,  gli fu proibito l’ingresso in ospedali prestigiosi.
Uno per tutti il Memorial Sloan Kettering di New York, dove anni dopo anch’io sono stato per un periodo di studio e dove, quasi per una legge del contrappasso,  la mia reputazione sensibilmente aumentava soltanto per la mia risposta affermativa alla inevitabile e solita domanda dei colleghi americani, se conoscevo Veronesi.
Quando poi aggiungevo che lo conoscevo di persona esclamavano stupiti “realy ?” e mi guardavano con rispetto tutto particolare.
Ho ricordato anche che una volta mi aveva confidato che conosceva bene Gravedona, perché per qualche estate, quando era giovane, era stato a Dongo ed era  uscito varie volte in barca  con i canottieri della Falck, dove lavorava il fratello ingegnere.
Mi aveva scritto la prefazione del mio primo libro, “Storie di [...]

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