Riflessi. Dintorni. Versi. Visione narrativa siciliana

I “Dintorni” di Angelo Guarnieri sono un non-luogo dell’anima.
Il prodotto di un percorso narrativo e poetico maturo che parte dall’inizio (la Sicilia, terra d’origine dell’autore) e vi ritorna dopo una vita e numerose esperienze maturate altrove (la Liguria soprattutto, regione d’adozione ed elezione).
Un’estate sull’isola riannoda le trame della tela intricata e intima dell’esistenza, e riporta nell’adulto poeta il calore di radici sempreverdi, il gioco di un’atmosfera ritrovata, i legami familiari di casa e la personalità netta di un uomo che riemerge dalla luce agostana.
Un termo-libretto, l’ha definito l’autore.
Eccone alcuni stralci originali.
  Foto: Mirko Sotgiu / ©alpinfoto.it “Dintorni” di Angelo Guarnieri, Le Mani – Recco (Genova) 2009, pagg.
51, € 6,00.
Un siciliano di sangue e di anima, che in qualche misura si discosta dall’archetipo per una minore condiscendenza al senso fatale delle cose e a quel profondo pessimismo per il quale ogni colore e luce confinano così insidiosamente con il nero.
Non vorrei dire che Guarnieri abbia portato proprio dalla Liguria scabra di Sbarbaro questa sfumatura, ma in lui resiste un sentimento meno esposto all’orlo della fine, all’incombenza mortale.
È vivo al modo quasi violento e però mantiene un filo di mitezza o di gentilezza come quella che assegna alla seconda terra della sua vita.
Conserva un desiderio della responsabilità civile che emerge sorprendente verso la fine ed è dei migliori siciliani non meno che di quelli della “terra leggiadra”.
Il “popolo gaudente” che cerca di impedire la fine del giorno, che chiama il sole, è percorso al primo fresco della notte da un brivido di dubbio, che non è esclusivamente della sensualità soddisfatta.
La grande madre Africa è là davanti, ne separa un nero canale, cimitero di ombre “di corpi-persone”.
Siamo arrivati all’attualità che fa tremare per il contrasto fra deboli e forti.
Ma non è una argomentazione o sia pure una immagine di derivazione politica, bensì un coronamento della percezione poetica di sé, della propria origine e quindi di una originaria fratellanza acquisita, anzi meglio rivelata, nell’immersione nel mondo del quale si dimostra finale verità.
Molto di più, in certo senso, di una predeterminata scelta di vita.
È l’esito della gioia che non potrebbe fisicamente adempiersi senza accogliere con sé, insieme al mondo, gli uomini che ne fanno sensibilmente e naturalmente parte, tutti.
La manna, che sopraggiunge nel desiderio del poeta, calerà [...]

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