Riforma Gelmini : sembra un buon inizio, ma con qualche sbavatura

Il ministro dell'Istruzione MariaStella Gelmini ha licenziato oggi le nuove norme sull'ordinamento dei licei, che unite al programma sugli istituti tecnici e professionali del 28 maggio, dovrebbero ridisegnare la scuola italiana.La prima cosa che salta all'occhio è l'avvio di una certa semplificazione, lungamenta attesa dopo che si erano per anni accumulati indirizzi più o meno sperimentali e iper settorializzati, fino all'incredibile cifra di 714 corsi.La nuova riforma crea 6 indirizzi liceali, tra cui la novità del liceo "musicale-coreutico", due indirizzi tecnici e due professionali, tutti con diverse opzioni.
Spariscono, accorpati negli istituti tecnici e professionali, Ragioneria, Agraria e altri percorsi simili.La struttura è estremamente flessibile, e basata su una quota variabile tra il 20 e il 30% di ore di indirizzo, stabilite con le Regioni e gli enti locali, che dovrebbe permettere la salvaguardia di quanto di buono c'era nei percorsi di sperimentazione avviati.Molto positivo il potenziamento delle ingue straniere, ma non è condivisibile l'ossessione per il latino, che viene infilato come obbligatorio in quattro licei su sei, e opzionale per gli altri: non sarebbe stato meglio potenziare i nuovi percorsi di economia e diritto, inseriti nella riforma ma ancora molto sottorappresentati ? Altro nodo da affrontare è l'articolazione tecnologica del liceo scientifico, fino ad oggi "parente povero" del corso logico-matematico principale: sarà una versione chic dell'istituto tecnico, o un parcheggio per studenti liceali poco dotati ? O gli si darà finalmente un senso ?La riforma prevede anche l'istituzione di dipartimenti, articolazioni del collegio dei docenti divisi per aree tematiche, e di comitati tecnici-scientifici misti, formati da esperti e docenti, per l'aggiornamento della didattica e le "relazioni col territorio" (ovverosia, per calibrare la formazione degli studenti alle esigenze produttive locali).I nuovi moduli orari sono basati su tempi flessibili, da un minimo di 27 a un massimo di 35 ore settimanali, per una media di 30 ore circa.Non poche perplessità suscita l'idea di far partire la riforma dal 2010-2011 sia alle prime che alle seconde classi, con disagi che sicuramente colpiranno i ragazzi del secondo anno.
Capiamo che il Ministro Gelmini si veda già iscritta nei libri di Storia, e voglia sbrigarsela nel minor tempo possibile, ma riadeguare completamente il sistema didattico, e la logistica scolastica, non è cosa che si possa fare agevolmente in un anno, perdipiù incastrando studenti che [...]

Leggi tutto l'articolo