Riforme, qualcuno ricordi a Renzi che il futuro del paese non è di sua proprietà.

Di  Amalia  Signorelli  Antropologa Ho lasciato passare un po’ di tempo prima di scrivere di nuovo qualcosa, perché pur essendo fin dall’inizio dubbiosa sulle capacità di Matteo Renzi di realizzare i conclamati impegni che in buona parte si è autoassegnato, non volevo essere accusata dello scettico gufismo tipico dei professori  (anche quando non sono professoroni).
Lasciamolo lavorare, pensavo,  poi giudicheremo.
Ma l’ultimo episodio che si è registrato nella Commissione Affari Costituzionali del Senato non può restare senza commento.
In primo luogo l’appello al famoso (e tra poco famigerato ) 40,8% è quanto meno arbitrario nella misura in cui lo si cita come se si trattasse della metà degli italiani, mentre con le astensioni al 45%, si tratta all’incirca  di meno di un quarto.
E non mi si dica: tanto peggio per chi non è andato a votare.
Accetterei questa obbiezione se avessi mai ascoltato da Renzi  o,  se è per questo, da qualche altro uomo politico italiano un minimo di riflessione dubbiosa e autocritica sul fatto che gli italiani che non vanno a votare forse non sono degli irresponsabili che preferiscono andare al mare, ma sono delle persone ragionevoli e perbene che non trovano nell’attuale “offerta politica” nessuno dal quale vogliono essere rappresentati.
Essendo costoro all’incirca la metà degli italiani, mi pare che per chi pretende di rinnovare l’Italia, cambiare verso, ecc.
ecc.
dovrebbero costituire quanto meno un interrogativo.
Ancora: il 40,8%  non è di Renzi,  visto che abbiamo votato i nostri rappresentanti al parlamento europeo e non abbiamo affatto eletto un capo del governo italiano per incaricarlo di riformare la Costituzione.
Renzi lo sa così bene che in campagna elettorale utilizzò questo argomento al contrario: precisò (mettendo le mani avanti, non si sa mai) che proprio perché si trattava di  elezioni europee, il Governo non sarebbe caduto e lui non si sarebbe dimesso  anche in caso di sconfitta o di risultato modestamente positivo.
Si rende conto Matteo Renzi, per il quale come singolo individuo responsabile del proprio operato il popolo italiano non ha ancora mai  votato, che il futuro del paese non è  di sua  proprietà? Si rende conto che Mineo, Chiti e tutti gli altri autosospesi sono stati eletti e dunque legittimati a rappresentarci, mentre lui oltre alla poco seria kermesse della primarie (per nulla affatto previste dall’ordinamento costituzionale della Repubblica) non ha che il voto di esponenti di un partito (che lo hanno eletto [...]

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