Rigore e non solo parole contro la mafia

Di fronte alla nuova ondata di criminalità "i napoletani non sono né rassegnati né inerti".
Bartleby  apprezza molto, come sempre, le parole del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e la sua scelta di passare il sabato a Napoli, gesto simbolico non solo di solidarietà formale ma anche di convidisione sostanziale d'un clima di tensione, di pericolo, di voglia di reazione a un vero e proprio attacco della camorra alle leggi dello Stato e alle regole della comunità civile.
Bartleby apprezza anche l'impegno manifestato dal ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, un vero "uomo delle istituzioni" all'interno d'una compagine di governo in cui spesso s'è brillato per carente senso dello Stato.C'è un dubbio, però.
Che non riguarda tanto i poteri pubblici (che comunque contro mafia, camorra e ‘ndrangheta dovrebbero fare meglio e di più).
Quanto "i napoletani" (o, per allargare il discorso, i calabresi o i siciliani, ognuno per quel che riguarda la criminalità organizzata della sua zona).Bartleby conosce bene città e paesi del Mezzogiorno.
E sa che nessuna delle organizzazioni criminali può vivere e prosperare senza poter fare conto su una rete di complicità, connivenze, protezioni, tolleranze da parte di settori non irrilevanti della società, dell'economia, della politica e delle stesse istituzioni locali.
"Napoletani", allora, davvero né rassegnati né inerti? Tutti i napoletani? O almeno la stragrande maggioranza dei napoletani?C'è, nelle grandi città del Sud funestate dalla presenza di mafia, camorra e ‘ndrangheta, una minoranza criminale organizzata che gode di sostegni.
C'è una minoranza di cittadini attivi nettamente impegnati, da vera società civile, contro le degenerazioni criminali.
E, nel mezzo, c'è una maggioranza silenziosa e paludosa che guarda soprattutto ai fatti propri, vive lavora e traffica senza impegnarsi, senza spendersi, senza rifiutare, se serve, continguità e collusioni con mafiosi e camorristi.
Ma è in questo silenzio, in quest'area grigia e compromissoria che mafia e camorra affondano radici e rafforzano poteri.Senza nuova coscienza civile, senza rivolta morale, senza profondi cambiamenti culturali non ci sarà antimafia che tenga.
Ma - ecco il punto - non ci sarà cambiamento se le istituzioni pubbliche non dimostreranno forza, rigore, coerenza e continuità nella lotta contro la criminalità organizzata.
Sempre.
E non solo nei momenti dello scandalo per l'aumento degli omicidi o del clamore per un assassinio eccellente.Il guaio è che questa continuità non c'è.
Messi [...]

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