Rita Levi Montalcini, la piccola grande donna delle neuroscienze

La dottoressa Rita Levi Montalcini oltre che la vincitrice del premio Nobel per la medicina del 1986, con le sue ricerche diede inizio ad una grande evoluzione nelle neuroscienze.
Scoprì delle molecole importantissime che il nostro corpo produce per la crescita delle cellule nervose e per il loro sviluppo in quelle strutture organizzate di notevole complessità che costituiscono il nostro sistema nervoso.
Aprì la strada per lo studio di come il malfunzionamento di questo complesso sitema porti allo sviluppo di malattie gravi quali il cancro e la demenza senile.
La ricercatrice è morta a Roma all'età di 103 anni domenica scorsa.
Era la più anziana tra i vincitori del premio Nobel ancora in vita.  Fu una donna forte che non permise mai alle circostanze della vita di fermare il suo desiderio di seguire il suo destino di ricercatrice, anche se le barriere che si sono poste sul suo cammino a volte sono state veramente formidabili.
La prima fu il padre, che cercò sempre di dissuaderla dall'intraprendere una carriera come medico ma che alla fine la supportò nel perseguire il suo sogno.
La seconda fu la minaccia nazista (durante la seconda guerra mondiale per continuare le sue ricerche allestì un laboratorio di fortuna nella sua camera da letto a Torino).
L'ultimo ostacolo fu il confronto con l'età che avanzava anche se lei amava dire "A cent'anni ho una mente migliore, grazie all'esperienza maturata, di quella che avevo a vent'anni".
L'assegnazione del Nobel ha rappresentato più che un premio dovuto al lavoro di tutta una vita, l'importanza delle ricerche svolte dalla dottoressa Levi Montalcini sopravvivrà per i tempi futuri.
Nell'agosto 2001 fu nominata Senatore a Vita del Parlamento Italiano "per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo scientifico e sociale".
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