Ritratto di signora....

Ritratto di signora Hai fornicato - Ma fu in un altro paese, E oltre tutto la ragazza è morta.
L'ebreo di Malta Fra il fumo e la nebbia di un pomeriggio di dicembre Tu lasci che la scena si accomodi da sola - e così sembrerà - Con un «Ti ho riservato questo pomeriggio»; E quattro ceri nella stanza in ombra, Quattro cerchi di luce sul soffitto, Un'atmosfera da tomba di Giulietta Pronta per tutte le cose da dire, o lasciate non dette.
Noi siamo stati, diciamola, ad ascoltare l'ultimo polacco Trasmetterci i Preludi coi suoi capelli e le punte delle dita.
« Così intimo, questo Chopin, che penso la sua anima Dovrebbe farsi risorgere solo fra amici Non più di due o tre, che non tocchino il fiore Già sgualcito e discusso nelle sale da concerto.
» - E così la conversazione scivola Fra velleità e rimpianti con cura contenuti In mezzo a toni lievi di violini Confusi a remote connette E comincia.
«Tu non lo sai quanto gli amici vogliono dire per me E quanto raro, quanto raro e strano sia per me trovare In un a vita fatta di tante avversità e di tanti scopi (Perché davvero non mi piace...
lo sapevi? non sei cieco! E come sei acuto!) Poter trovare un amico che abbia queste qualità, Che abbia, e dia Le qualità sulle quali l'amicizia vive.
Quanto per me significhi che io te lo ripeta - Senza queste amicizie - che cauchemar la vita! » Fra le spirali dei violini E le ariette Di cornette stridule Nel mio cervello ha inizio un tam tam sordo Che assurdamente martella un suo preludio.
Capriccioso monotono Che è almeno una decisa « nota falsa ».
- Andiamo a prendere aria, in un'estasi di tabacco, Ad ammirare i monumenti, A discutere gli ultimi avvenimenti, A rimettere l'orologio con gli orologi pubblici.
Poi a sederci mezz'ora, per bere un bicchiere di birra.
Ora che i lillà sono in fiore Lei tiene un vaso di lillà nella sua stanza E ne contorce uno fra le dita, parlando.
« Ah, amico mio, tu non lo sai, tu non lo sai Cos'è la vita, tu che la tieni fra le mani »; (Lentamente torcendo gli steli dei lillà) « La lasci scorrere da te.
la lasci scorrere, La giovinezza è crudele, non ha alcun rimorso, Sorride alle situazioni che non può vedere.
» Io sorrido, naturalmente, E continuo a bere il tè.
« Eppure, in questi tramonti d'aprile, che in qualche modo richiamano La mia vita sepolta, e Parigi a primavera, Mi sento immensamente in pace, e dopo tutto Trovo che il mondo sia meraviglioso e giovane.
» E la voce ritorna simile all'insistente stonatura Di un violino spezzato in un pomeriggio d'agosto: « lo sono sempre [...]

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