Roma, emergenza infortuni. Le soluzioni per la Champions

Il vero tarlo che rosicchia la tranquillità di Rudi Garcia è come costringere la squadra a cambiare natura e gusti ogni partita e se sia umano farlo, oltre che necessario.
L’allenatore sta cercando da agosto di torcere il gioco pieno di falsi nove per accogliervi dentro un nove vero ed ecco che quello ha il cattivo gusto di venire a mancare, accompagnato da Totti che non è in nulla assimilabile a Dzeko però opera comunque da punto di riferimento.
Quel che è peggio, la carestia di attaccanti di peso piomba su una fase del calendario che non offre particolare varietà di scelta: o si vince o si vince.
Bisogna vincere in Champions Leagueperché il Bate Borisov lascerà quasi tutti i punti in terra e bisogna vincere in campionato - alla fine della settimana a Palermo - perché non c’è ulteriore terreno da perdere.
Domani in Bielorussia il tecnico godrà del vantaggio di non avere troppe carte da rimescolare.
Pensiero semplice.
La rosa di Champions League, ridotta a 22 uomini per diktat dell’Uefa, è quella che è.
Se non verrà convocato Iago Falque - e anche se verrà convocato, perché con ogni verosimiglianza non si sente comunque in splendenti condizioni di forma - il tridente sarà leggero, leggerissimo, ma pure rapido come una biscia.
Iturbe ha già giocato al centro dell’attacco in più occasioni, Gervinho e Salah non dovranno concentrarsi sui palloni da mandare al centro verso uno Dzeko che non c’è e potranno far quello che più piace loro, affondare per proprio conto e scambiare in velocità.
De Rossi dovrà rimettersi con santa pazienza in difesa, dunque il programma a centrocampo prevede la conferma di Vainqueur e Nainggolan in mediana a coprire le spalle a Pjanic.

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